Recensione/review “Grand Budapest Hotel” | UMORISMO COLORATO ED ELEGANTE MALINCONIA

Ciao ragazzi! Questa è la prima delle due recensioni che ho deciso di scrivere in questa settimana che si sta concludendo con la Notte degli Oscar. Ho deciso di recensire oltre a Grand Budapest Hotel anche Birdman, che troverete nel post successivo.

Questa volta voglio sbilanciarmi e dirvi che il film mi è piaciuto molto, anche se non dalla prima visione. Per apprezzarlo a tutto tondo me ne sono servite almeno quattro, ma ora ne sono innamorata. Intendiamoci, non è il mio film preferito, ma di certo farò il tifo per lui durante la cerimonia!

Ora vi lascio alla recensione completa. 🙂


INFORMAZIONI DI BASE

Titolo originale: The Grand Budapest Hotel

Regista: Wes Anderson

Attori principali: Ralph Fiennes, Toni Revolori, Saoirse Ronan, Tilda Swinton, Adrien Brody, Willem Dafoe, Harvey Keitel, Edward Norton, Jude Law, Bill Murray, Owen Wilson, Jason Schwartzman, F. Murray Abraham, Tom Wilkinson.

Durata: 100′

Anno: 2014

Genere: commedia nera

Soggetto: Wes Anderson, Hugo Guinness

Sceneggiatura: Wes Anderson


TRAMA

Il film narra le vicende del concierge del Grand Budapest Hotel, M. Gustav H. e del suo fattorino, Zero Moustafa. Nell’immaginaria repubblica di Zubrowka, il concierge intrattiene piccanti relazioni con donne bionde, ricche e attempate. Quando una di loro muore assassinata lasciandogli un quadro in eredità, Gustave H. con l’aiuto di Zero tenterà di recuperare il celebre dipinto. Non soltanto etichettabile come “commedia nera”, Grand Budapest Hotel narra anche di guerra, di malinconie e di inevitabile trasformazione di un’Europa nel periodo delle due guerre mondiali.


REGIA E SCENEGGIATURA

-Quadro scritto informa lo spettatore del luogo dell’azione.

-Quando la ragazza posa la chiave sul piccolo monumento, la casa in secondo piano ha una finestra costruita così da sembrare un occhio socchiuso come se qualcuno la stesse spiando.

-Ogni inquadratura è sempre molto ben bilanciata nei colori e nei volumi ma c’è sempre un elemento che va a disturbarla, per poi farla tornare alla sua quiete originaria (ad es. il bambino che sparando col giocattolo, irrompe nello studio dello scrittore).

-Il nostro primo narratore è lo scrittore che ci parla guardando in camera.

-L’inquadratura dell’ascensore sembra avere un secondo piano di montagne dipinte

-Prima informazione spaziale: ci troviamo nella cittadina termale di Nebelsbad.

-Le prime inquadrature del Grand Budapest sono studiate così da sembrare cartoline per turisti più che immagini cinematografiche. Irresistibilmente perfette nella loro staticità.

-Sottotitoli per specificare l’anno. Iniziano i salti temporali. Si passa dal 1985 al 1968 al 1932.

-Nel teatro è allestita la sala da pranzo con piccoli tavoli da due persone al massimo ed è tutto in mezzo a questa grande stanza, anche i carrelli del cibo.

-Lo scrittore e il concierge M. Jean sembrano in posa nell’ inquadratura. Guardano dritti davanti a loro.

-Il narratore/scrittore lascia che i dialoghi vengano detti dagli attori, come se stesse leggendo un libro lasciando lo spazio delle battute ad altri.

-Le terme dell’Hotel erano cosa rara nel 1932, ecco perché era tanto di moda un tempo. Nel 1968 le terme sono molto sporche e rovinate, vengono addirittura definite “decadenti”.

-Sono presenti inquadrature descrittive: descrivono le varie attività degli ospiti del Gran Budapest Hotel mostrandocele una dopo l’altra. Ci sono varie persone ospiti dell’Hotel ma nessuna interagisce con le altre. Ognuno è un universo a sé. Solo lo scrittore da giovane desidera intrattenersi con qualcuno.

-Quadro con scritte le diverse parti del film. Questi quadri mi riportano la mente indietro ai film del cinema muto.

-M. Gustav si mostra sin da subito un concierge attento e preciso, un uomo dal grande gusto e molto affascinante per i canoni dell’epoca.

-Presenti alcune zoomate che svelano particolari altrimenti non notabili agli occhi dei più.

-Inquadratura con un cerchio più luminoso per far risaltare meglio un personaggio mentre il resto dell’immagine è lievemente oscurata.

-Anche durante il viaggio M. Gustav e Zero non si tolgono mai le divise: come se lo spettatore dovesse sempre avere bene chiaro i loro rispettivi “ruoli” all’interno dell’azione, come se fosse una caratterizzazione così forte da coinvolgere anche gli stessi abiti che proprio per questo motivo devono rimanere addosso al personaggio.

-Il film è diviso in parti, come delle maxi-sequenze che potrebbero corrispondere a capitoli di un libro. Ogni maxi sequenza è aperta da un quadro esplicativo scritto con il relativo titolo.

-Movimenti di camera prevalentemente statici e quando sono dinamici si riducono al minimo risultando a volte anche repentini.

-Ironica l’inquadratura del sermone di M. Gustav “dettato” dalla prigione in cui l’inquadratura viene bilanciata a destra dalle guardie e a sinistra dai carcerati.

-Soggettiva di J.G. Jopling alla scrivania che parla al telefono e ha davanti a sé la foto di Serge X. Fortemente noir.

-Ognuno dei personaggi ha un tratto che lo distingue bene, che lo caratterizza in modo a volte ironico o connotativo: la grossa cicatrice sulla faccia (il detenuto alto), la pipa (lo scrittore da giovane), la voglia a forma di Messico (Agatha), i baffetti disegnati (Zero).

-Ironia: la guardia che non ha il cuore di affettare il capolavoro di Agatha ove si celano strumenti per la fuga di M. Gustav; il gatto fiondato fuori dalla finestra.

-Perfetta sincronia durante la fuga dal carcere, quasi surreale.

-Wes Anderson sottotitola la lettera di Zero ad Agatha mentre lei la legge. La porta ancora di più alla nostra attenzione.

-Ironica la scena dei “lasciapassare” per il vagone ristorante: sono due cravatte

-Inquadratura speculare quando le due funivie si incrociano.

– Le scene della fuga e dell’inseguimento di Jopling sono girate così da risultare a metà tra il serio e il comico: serio per la trama e comico per la forma in cui sono state effettuate le riprese e la post-produzione: accelerazione delle azioni in primis. Mi ha ricordato davvero troppo i film muti.

-Ironica la descrizione finale di M. Gustav: “insicuro, vanitoso, superficiale, biondo, insoddisfatto. Alla fine fu anche ricco”, anche se lo attende un finale amaro.

-Un finale amaro narrato in modo malinconico chiude un film magistralmente pensato, studiato, ripreso e sceneggiato. Tutte le cornici si chiudono in senso inverso così come si erano aperte: all’inizio la ragazza che legge il libro, poi il vecchio scrittore, poi lo scrittore giovane poi il vecchio Zero. Alla fine il vecchio Zero, salutato dal giovane scrittore che viene sostituito con il vecchio scrittore e alla fine dalla ragazza che sta leggendo il libro nel cimitero pieno di neve vicino al monumento pieno di chiavi.

-Lo stile richiama quella dinamicità che hanno prevalentemente i cartoni animati.


FOTOGRAFIA

-Quando il vecchio Zero inizia a raccontare la luce cambia, il suo viso è metà in ombra e metà illuminato e le lampade dietro di lui hanno acquisito intensità luminosa, come a farci intendere che la vera storia sta iniziando.

-Luce fredda nella prigione.

-La luce in questo film è al servizio dei colori: delle divise, dei vestiti, delle pareti e addirittura della neve che molto spesso si trova nelle scene girate in esterno.


MONTAGGIO

-Il retro del libro “Grand Budapest Hotel” raffigura lo scrittore che è nella sua stanza: montaggio di raccordo sull ’immagine dato che la scena successiva si svolge all’ interno dello studio dello scrittore (lo si capisce tra l’altro anche dalle tende e dagli abiti che sono gli stessi sia nella foto del libro che nella scena successiva).

-Tagli repentini di inquadrature.

-Molti flashback. Il racconto è un continuo su e giù della dimensione temporale.

-Nelle scene in cui Jopling parla al telefono la luce è proiettata a cerchio sulla scrivania evidenziando la foto, la pistola e la mano con gli anelli-tirapugni di Jopling. Fortemente noir quest’uso della luce.


COSTUMI

-I parenti di madame D. hanno dei vestiti e delle pose molto evocative che richiamano ilo stile dark e quello gotico.

-Pesante make up su Madame D. e sulle sorelle. Rosso e bianco per lei e nero per loro su occhi e bocca

-Ogni concierge della Società delle Chiavi Incrociate viene identificato con un preciso colore della divisa.

-Strabiliante il make-up di invecchiamento di Tilda Swinton (Madame D.)


SCENOGRAFIA E LOCATION

Scenografia

-Si passa dal color rosa della stanza al rosso sangue dell’ascensore. Scelte cromatiche in contrasto ma stimolanti per l’occhio dello spettatore. Il rosso “sveglia” le pupille!

-Scenografia molto cupa per la stanza del testamento. Animali impagliati, tappeti-orso, candelabri, oggetti in legno, porta-fucili. Tutto dà una sensazione di scuro e pesante. Suono dell’organo rende tutto molto più lugubre.

-Nel 1968 gli interni dell’Hotel sono di un colore giallo ocra come le foglie delle piante agli esterni dell’Hotel. Insomma, gran quantità di ocra nelle inquadrature del 1968.

-Wes Anderson caratterizza fortemente ogni scenografia per contestualizzarla correttamente con l’ambiente: passa con disinvoltura dal lugubre, ai colori pastello e a quelli in stile pop art degli anni ’80.

Location

Il film è stato girato prevalentemente in Germania e in Polonia, tra la Sassonia, Brandeburgo e Varsavia.


COLONNA SONORA e AUDIO

-La colonna sonora è stata curata da Alexandre Desplat

-La opening track del film (S’rothe-Zäuerli /Öse Schuppel) funge da ottima introduzione uditiva al contesto spaziale del film. Si tratta di una melodia altamente caratteristica dell’Est Europa.

-Il mandolino accresce la dinamicità dell’azione.

-Durante la scena della funivia e in quella del convento la musica extradiegetica e intradiegetica interagiscono fra di loro in modo armonico quasi come se fosse un’unica melodia.

-La colonna sonora si avvale di molti strumenti a volte diversi tra loro, dal mandolino all’organo.


CONSIDERAZIONI PERSONALI, ERRORI e VARIE

Considerazioni personali

-Il campo lungo dell’Old Lutz Cemetery ci proietta all’interno del film. Sembra come aver ricevuto uno schiaffo in faccia. L’inquadratura è aperta, con molto bianco al suo interno (post-nevicata) eppure rimane quasi statica se non fosse per una sola persona che cammina verso l’ingresso del cimitero.

-Gli antagonisti (Dmitri e Jopling) hanno dei lati ironici e macchiettistici.

-I soldati che arrivano nel treno somigliano nei modi e nelle divise ai nazisti, anche se vengono appellati come “fascisti” da M. Gustav. Anche gli scudi sul cancello del palazzo della defunta Madame D. hanno qualcosa che ricorda i regimi totalitari: i colori e il grifone (o aquila) che sputa fuoco. Però sono disegnati a testa in giù.

-Purezza del giovinetto del quadro in contrasto col dipinto lesbo di Egon Schiele.

-Carcere con il fossato con i coccodrilli  fa parte dell’immaginario popolare.

-Le tre sorelle di Madame D. sembrano le tre scimmiette: nessuna sa nulla e negano anche l’evidenza.

-Il quadro lesbo di Schiele è stato “squarciato” dal testone di Marte, dio greco della virilità maschile per mano di Dmitri.

-Perché tutti i lobby boy del Grand Budapest Hotel hanno nomi di numeri?

Errori

-All’ Hotel Cote du cap la donna che dovrebbe essere in arresto cardiaco in realtà si vede che respira (nel momento in cui il lobby boy prende il posto del concierge nella rianimazione).

Varie

“Vedete, ci sono ancora deboli barlumi di civiltà lasciati in questo mattatoio barbaro che una volta era conosciuto come umanità. Infatti è quello che abbiamo a disposizione nel nostro modesto, umile, insignificante… oh, fanculo.”

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Recensione/review “La teoria del tutto” | UN’EQUAZIONE NON ANCORA TROVATA

Salve a tutti! Questa settimana ho deciso di recensire uno dei film che è candidato agli Oscar di quest’anno in ben 5 categorie: Miglior film, Miglior attore protagonista, Miglior attrice protagonista, Miglior sceneggiatura non originale e Miglior colonna sonora.

Bè, direi proprio che non c’è male! Inoltre il film ha vinto due Golden Globes nella categoria Migliore attore in un film drammatico e Miglior colonna sonora originale.

Si tratta de “La teoria del tutto”, biopic sull’acclamato fisico e cosmologo inglese Stephen Hawking. Devo dire di averlo trovato controverso come film; non mi aspettavo questo risultato dal trailer… Ma ora rompiamo gli indugi e iniziamo!


INFORMAZIONI DI BASE

Titolo originale: The theory of everything

Regista: James Marsh

Attori principali: Eddie Redmayne, Felicity Jones, Emily Watson, Charlie Cox, David Thewlis, Harry Lloyd

Durata: 123′

Anno: 2014

Genere: biografico, drammatico, sentimentale

Soggetto: Jane Wilde Hawking

Sceneggiatura: Anthony McCarten


TRAMA

Il brillante laureato Stephen Hawking sta conseguendo il dottorato in fisica alla prestigiosa università di Cambridge quando scopre l’amore di Jane e contemporaneamente anche una malattia altamente invalidante che lo porterà ad avere un futuro fuori dall’ordinario con una donna che nonostante tutti gli ostacoli gli  è stata accanto per 30 anni. La malattia, il matrimonio e gli studi che hanno ispirato il film sono narrati nella biografia di Jane Wilde, “Travelling to infinity: my life with Stephen”.


REGIA E SCENEGGIATURA

-Il film inizia da quelle che poi saranno le scene finali (visita di Hawking al palazzo reale inglese). L’inquadratura è molto sfocata.

-Il giro di 360° della carrozzina di Hawking si dissolve in una ruota di altro tipo (bicicletta) ed inizia il vero film, collegando immediatamente l’attuale con il passato, la malattia con l’entusiasmo della gioventù.

-“Intelligente. Va a tutte le marce contro l’atomica” prima descrizione di Hawking da parte di un’amica di Jane.

-Tradizione di Cambridge: regata in canoa. Durante la regata Stephen esorta l’amico Brian.

-Primo piano dei piedi di Stephen (che ancora sono in grado di reggerlo) dopo esser sceso dal letto mentre ascolta il preludio de “La valchiria” di Wagner.

-Stephen ripreso in controluce davanti alla lavagna. Immagine emblematica sottolineata dal profilo del promettente giovane Hawking.

– “Ho un piccolo problema con le premesse del Dittatore Celeste”: le battute di Stephen Hawking sono sempre azzeccate e sorprendenti. Ti fanno riflettere su chi è e in cosa crede il protagonista.

-Ho notato che all’inizio del film raramente la testa di Stephen si trovi in posizione eretta in asse col corpo. È sempre spostata verso destra (nel senso che avvicina lo zigomo destro alla spalla destra).

-Iniziano a manifestarsi i primi sintomi dopo 20’ dall’inizio del film; anche la postura sta cambiando, diventando sempre più ricurva da seduto. Ci troviamo nell’aula del professor Penrose: molto stretta che dà una sensazione di claustrofobia.

-L’inquadratura che si muove con Stephenmentre quest’ultimo elabora i calcoli matematici alla lavagna per provare la sua tesi dà un’idea di concitato, di qualcosa che si sta attendendo, come se qualcuno sa che sta per arrivare ad un’idea ma non l’ha ancora afferrata.

-Anche dal dottore la stanza è stretta, bianca, asettica. Il movimento del lettino che si muove in avanti portando quindi Stephen in posizione di verticale rovesciata arricchisce questa sensazione di fastidio e chiusura.

– Serie di inquadrature in primo piano delle dita e delle gambe di Stephen che non si comportano come dovrebbero. L’inquadratura nella vasca è particolarmente efficace: lui guarda la sua mano come se la supplicasse di muoversi a dovere. Poi la chiude e la sua espressione è di rassegnazione.

-Inquadratura speculare nella vasca da bagno (io adoro le inquadrature speculari!!).

-Scale a chiocciola con ripresa dal basso che gira (forse a simboleggiare la sezione aurea?).

-La sequenza del matrimonio e della nascita del primo figlio sembrano girate da qualcuno alle prime armi con la macchina da presa, come fosse un filmino di famiglia: il regista vuole che il pubblico empatizzi il più possibile con i due protagonisti.

-Le firme che cambiano mostrano il progredire della malattia, così come gli sforzi sempre più massicci che Stephen deve fare per mangiare, deambulare o parlare.

-Particolarmente toccante la sequenza in cui Robbie (il primo figlio) guarda il padre che fatica ad arrampicarsi per la scala. Ad essere quasi commoventi sono i primi piani del viso di Stephen.

-Il regista fa usare ad alcuni personaggi delle bevande per dimostrare ciò che stanno dicendo o ciò che stanno comprendendo in quello stesso momento (prima il latte nel the, poi la birra al pub quando Brian spiega agli altri amici/colleghi la radiazione di Hawking).

-Ironica l’inquadratura di Stephen adagiato sulla statua della regina.

-Sequenza della famiglia Hawking dopo l’arrivo della sedia a rotelle elettrica viene girata sempre come fosse un filmino di famiglia (i protagonisti guardano in camera).

-Jane inizia a mostrare primi segni di cedimento. Ciò avviene circa a metà del film.

– I particolari della sedia a rotelle che si arrampica sulle scale suggeriscono leenormi difficoltà che devono affrontare ogni giorno sia Stephen che Jane per poter andare dove vogliono.

-Jane diventa la bocca di Stephen. Parla della fisica in modo semplice e spontaneo sebbene privo di amore per la materia. Piano piano questa donna sta appassendo sebbene non lo dia a vedere. È una martire votata all’amore, che si traduce nella cura di suo marito.

-E’ a dir poco sorprendente la brutale sincerità di Jonathan quando dice che aiutando Stephen e la famiglia allevierebbe la sua situazione. Chi ha più bisogno dell’altro?

– Ironica la scena in cui Elaine sfoglia Penthouse per Stephen.

-James Marsh è un regista di documentari: non ha introdotto la giusta dimensione intima nei suoi protagonisti. Non si è addentrato nel vero essere di ognuno di loro.

-I dettagli delle mani e del viso di Stephen fanno intuire la condizione degenerativa della malattia.

-Dopo la tracheotomia durante la scena ambientata nella stanza che sembra un centro di riposo per anziani vediamo uno Stephen scoraggiato, depresso e demoralizzato. A parte il momento post-diagnosi non lo vedremo mai più in questa condizione nell’arco del biopic.

-Il “cerchio” si chiude: Stephen e Jane sono stati convocati dalla regina (ci si riallaccia alla prima inquadratura).

– I dialoghi non sono molto efficaci, a volte li ho trovati addirittura scontati. Tutti, eccetto quelli di Hawking: tutto ciò che dice è una continua scoperta, un continuo mistero, una continua sorpresa che ci permette di addentrarci sempre più nella sua personalità anche se ahimè, non abbastanza…

-Con la battuta “è stato tutto piuttosto straordinario” Jane intenda come tutto sia stato fuori dall’ordinario, fuori dal comune: dalla vita dello scienziato, al suo lavoro, al matrimonio con lei.

-Ho apprezzato particolarmente il primo scambio di sguardi di Stephen e Jane posto come ultima scena del film.


FOTOGRAFIA

-Il film inizia con una luce fredda, bluastra e prosegue così fino alla fine del discorso sulla cosmologia.

-L’ospedale è un ambiente asettico illuminato da luci fredde e taglienti.

-Le vetrate sono sempre inondate di luce. Questa tipologia di luce conferisce all’ambiente un’atmosfera di calma e serenità.

– E’preferita un’illuminazione soft quasi “cotonata”, che ammorbidisce i contorni a parte per poche situazioni (ad es. interni di ospedali)


MONTAGGIO

-So che il film non è stato girato in sequenza perché Eddie Redmayne lo ha confermato in un’intervista: “la mattina ero un ventunenne sano, a pranzo avevo due bastoni, il pomeriggio recitavo sulla sedia a rotelle”.

-Montaggio sul raccordo di parole tra Stephen in conferenza e Brian al pub. Stephen finisce le frasi di Brian pur trovandosi in due posti differenti.

-tecnica del reverse alla fine del film.

-presenti dissolvenze verso il nero.


COSTUMI

-Gli occhiali di Stephen sembrano storti, gli danno un’aria da scienziato “fra le nuvole”.

-I costumi sono un’indicazione importante per capire in che anni si sta svolgendo l’azione. Make up naturale in Jane ragazza; assenza di make-up nella donna Jane.

-Jane veste in modo molto semplice, camicetta e gonna, al massimo si concede un gilet. È molto dimesso il suo abbigliamento.

-Orrido il make up di invecchiamento di Brian: non sembra anziano ma malato di tumore.


SCENOGRAFIA E LOCATION

-Università di Cambridge e altre location nel Regno Unito (fonte: Wikipedia).

-Paesaggi inglesi, con prati meravigliosi e ponti su piccoli fiumiciattoli.

-Location amene, fontane, prati all’inglese su cui giocano i bambini… forse restituiscono allo spettatore un immaginario un tantino scontato?


COLONNA SONORA E AUDIO

-La colonna sonora è curata da Johan Johannson

-Durante la produzione si è cercato di riprodurre la voce sintetizzata di Hawking, senza ottenere il risultato sperato. Tuttavia, Stephen Hawking ha apprezzato così tanto il film da concedere i diritti che proteggono la sua voce, il sintetizzatore con il copyright, per le parti finali del film. (fonte: Wikipedia)

-E’ molto efficace il rumore sordo della testa che sbatte per terra quando Stephen cade dopo il primo tremolio alla mano.

-Score musicale che usa molto pianoforte e violini.

-Adorazione per la musica di Wagner da parte di Hawking. Come scienziato si capisce facilmente l’attaccamento all’armonia che è un qualcosa di molto più scientifico di quanto si possa pensare, ma trovo curioso che adori proprio Wagner che è l’esponente musicale del Romaticismo (una corrente artistica che ha ben poco a che fare con la strada univoca della scienza).

-Colonna sonora minimal e basica.

-Il crescendo della musica quando Stephen si sente male è molto ben orchestrato. Sembra che Stephen sia davanti al firmamento (mille piccole luci che dal palco si proiettano sulla platea).

-La canzone “Arrival of the bird” nel finale rende l’atmosfera ancora più scontata. È una canzone che conoscevo già prima di vedere il film, grazie allo spot di Acqua di Giò, ma credo non si adatti bene alla fine di un film come questo soprattutto con i flashback in reverse. Credo sia troppo “ricca e polistrumentale” per un film che ha mantenuto sin dall’inizio un basic-profile nella colonna sonora.


CONSIDERAZIONI PERSONALI, ERRORI E VARIE

Considerazioni personali

-Jane e Stephen non si presentano coi rispettivi nomi, ma con i nomi delle materie che stanno studiando (i loro due universi).

-Davanti alla volta celeste piena di stelle i due protagonisti mostrano due approcci diversi: quello scientifico di Stephen e quello religioso di Jane che cita la Bibbia. Due parti opposte che si uniscono in un ballo.

-La prima paralisi che lo colpisce è dopo la diagnosi che gli dava un’aspettativa di vita di soli due anni.

-La mente di Stephen lavora incessantemente e partorisce idee anche quando compie semplici azioni come indossare ujn maglione. È straordinario quanto sia sveglio e ricettivo il suo cervello; purtroppo avviene il contrario nel resto del corpo.

-Iniezione di vita per Jane quando entra in chiesa per far parte del coro. Ma entra con l’atteggiamento di una peccatrice che sa di peccare.

-Una pallida Jane viene lasciata da Stephen che si è innamorato della sua infermiera. A questo punto del film troviamo i due protagonisti entrambi esausti, sfiancati, sfibrati da un matrimonio che è iniziato con i migliori auspici ma che ha visto anche molte dure prove. Sono entrambi andati avanti con la loro forza interiore, ma alla fine un rapporto simile finisce per logorare entrambe le parti, anche se il sentimento di amicizia continua tuttora a legarli.

-Stephen non perde mai il suo senso dell’umorismo (tipicamente inglese).

-La tecnica del reverse l’avrei inserita in un biopic postumo. Secondo me ha più senso. Il regista vuole far ripercorrere allo spettatore il suo film attraverso i punti chiave? Non ce n’è assolutamente bisogno. Si può dire che la vita di Hawking così come è rappresentata nel film sia già concentrata e condensata al massimo delle possibilità.

Errori

-Sinceramente non ho compreso il motivo della sequenza in cui Stephen Hawking si immagina di raccogliere la penna della ragazza da terra. L’ho trovata una sorta di scorciatoia per far sì che il pubblico provi ancora di più pena per un disabile. Il regista sta mostrando un disabile, chiunque potrebbe trovarsi al posto di Hawking in quella scena. Penso che questa sequenza non sarebbe dovuta essere inclusa in una biopic su Stephen Hawking, che ha detto: “Concentratevi sulle cose che la vostra malattia non intacca, e non rimpiangete quelle con cui essa interferisce. Non siate disabili nello spirito così come lo siete nel corpo”. Questa frase del vero Stephen Hawking non si accorda assolutamente con la scena della penna.

Varie

-“La Cosmologia è un tipo di religione per atei intelligenti”.

-“Un’unica, semplice, elegante equazione per spiegare tutto”.

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Recensione/review “Il silenzio degli innocenti” | LA METAMORFOSI DI UN RAPPORTO

Ho pensato molto alla terza recensione…. sarei potuta andare avanti con dario Argento. Ci avevo preso il via (e anche gusto!), ma mi sono detta: perchè non fare un bel salto oceanico e passare a qualche produzione hollywoodiana magari anche più recente rispetto ai primi due? E la mia scelta è caduta proprio sul capolavoro di Jonathan Demme che dopo oltre 20 anni continua ancora ad incantare generazioni su generazioni consacrando Hannibal Lecter/ Anthony Hopkins come uno dei villains meglio riusciti della storia del cinema internazionale!

Vi lascio il link della video-recensione:

Ed ecco la mia recensione completa:


INFORMAZIONI DI BASE:

Titolo originale: The silence of the lambs

Regista: Jonathan Demme

Attori principali: Jodie Foster, Anthony Hopkins, Scott Glenn, Ted Levine, Anthony Heald, Kasi Lemmons, Brooke Smith

Durata: 118′

Anno: 1991

Genere: psyco-thriller

Soggetto: Thomas Harris

Sceneggiatura: Ted Tally


TRAMA

L’agente Starling, una promettente giovane recluta dell’FBI viene mandata nella prigione dove da otto anni vive lo psichiatra-serial killer-antropofago Hannibal Lecter al fine di avere informazioni precise su un assassino che sta terrorizzando il paese rapendo ed uccidendo giovani donne. ma Lecter non concede nulla in cambio di niente: rivelerà tutto ciò che sa soltanto se Clarice gli rivelerà i tormentati e tragici ricordi della sua infanzia, costringendola ad un’inevitabile tuffo nel passato e ad una lotta contro sè stessa e le sue paure. Quando sarà il momento in cui gli agnelli smetteranno di urlare?


REGIA E SCENEGGIATURA

Presenza di sottotitoli che identificano il luogo

Allenamento Clarice fanno capire subito che è una persona “tosta”, non una donnetta e nemmeno una sempliciotta, ma una persona che resiste alla fatica

Viso chiaro e pulito di Clarice presenta una doppia funzione: ha dei tratti morbidi, quasi infantili, ma ha anche delle espressioni tipiche di chi non si arrende mai.

Cartelli emblematici: Hurt, agony, pain e sotto LOVE-IT (su quello scolorito c’è scritto PRIDE?).

Bel contrasto: Quando Clarice entra in ascensore ci sono tutti uomini con una maglietta rossa e lei è l’unica donna molto più bassa degli altri e indossa una felpa sudata grigio chiaro. Non sembrano guardarla più di tanto.

Panoramiche brevi e veloci.

Sulla lavagna dell’agente di colore che dice a Starling del ritardo di Crawford si notano due parole sulla lavagna: skins e signature, cioè pelle ( o come verbo “egli scortica” e “firma”) collegate da una freccia.Sulla lavagna di Crawford si nota, oltre a foto di gente scuoiata, di boschi e di facciate di case, un ritaglio di giornale con scritto “Bill skins fifth”, Bill scuoia la quinta.

Inquadratura del primo piano del profilo di Clarice che perde fuoco a favore del secondo piano in cui si palesa Crawford.

Durante il colloquio Clarice e Crawford guardano in macchina (stratagemma del regista per far sentire il pubblico all’interno della conversazione, come se il personaggio si rivolgesse direttamente a noi).

La domanda “che cos’è?” riguardo ad Hannibal permette il cambio di scena… dallo studio di Crawford allo studio del dottor Chilton (montaggio ellittico). Anche il dottor Chilton guarda in macchina.

Primissimo piano del dottor Chilton quando parla dei celebri 85 battiti.

Panoramica 360 gradi per mostrare l’”anticamera” prima di arrivare alle celle. Tutti i presenti guardano in macchina: il regista ce la mette tutta per trascinare e far sentire lo spettatore al centro dell’azione.

I MOMENTI DI MAGGIOR TENSIONA NARRATIVA sono i colloqui Starling-Lecter
Clarice si costruisce un personaggio apparentemente calmo, tranquillo e rispettoso davanti a Lecter…. Inutile dire che lui la smaschera in tre secondi e che la preferisce molto di più quando è sé stessa: istintiva, sincera e reale. L’AGNELLO CHE VORREBBE AMMALIARE IL LUPO DENTRO LA SUA STESSA TANA.

Brividi quando Hannibal guarda in camera. Le palpebre di Lecter sono pressochè immobili (Hopkins ha usato questa tecnica poiché ha notato che il serial killer Charles Manson non le sbatte quasi mai).

Anche Hannibal dà un ordine a Clarice: il tono del “SIEDITI” è autoritario anche se il “prego” che segue lo vorrebbe ammorbidire; successivamente le ordina di andare dalla signorina Moidil.

Hannibal deve avere il fiuto di un animale da preda se riesce a captare tante cose con il solo olfatto.

Il risucchio rende perfettamente l’idea… è stata un’improvvisazione di Hopkins.

1°FLASHBACK: il lavoro del papà di Clarice.

Gli uomini dell’accademia guardano le ragazze (Clarice e Hordelia): il mondo dell’FBI è ancora un mondo di uomini.

Crawford viene soprannominato il GURU. E’ il mentore di Clarice, anche se la sua strana guida sarà Lecter.

“il tuo sangue si è fermato”: questa battuta rende Hannibal ancora più animalesco.

Clarice è seduta in terra come una bimba che ascolta una favola (purezza, innocenza della protagonista).

Scena che si lega alla precedente sempre con una battuta (“signora speciale”).

Le vittime sono tutte ragazze pienotte così da poterle scuoiare e cucire la pelle per farne un vestito. Il serial killer realmente esistito Ed Gein faceva davvero queste cose (sapevo anche di paralumi in pelle umana).

Starling ha ancora l’atteggiamento di una studentessa e risponde come se fosse sotto interrogazione.

CRAWFORD SFRUTTA CLARICE: le sue potenzialità ancora acerbe per trovare il colpevole; il suo essere donna per poter allontanare lo sceriffo nella Funeral House facendogli credere che l’omicidio andasse discusso senza donne presenti.

2°FLASHBACK: funerale del padre di Clarice.

LA METAMORFOSI: simboleggiata dal bozzolo di Acherontia Stix (insetto inventato dai due nomi dei fiumi che dividono il regno dei vivi da quello dei morti, Acheronte e Stige) La tematica verrà ripresa anche nel prequel, “Red Dragon”.

“scuoiamento avvenuto dopo la morte” lega la scena del ritorno di Clarice con quella dell’ingresso della protagonista in un luogo ove ci sono ossa di dinosauri (quindi senza pelle!)

IRONIA con i due entomologi!

Il cagnolino Precious sembra proprio un piccolo agnellino!

Solo Jodie Foster e Hopkins hanno delle inquadrature in primissimo piano che tagliano fronte e mento.

Quando Starling va per la terza volta da Lecter con la proposta lui la ascolta come un cagnolino affamato che vede una crocchetta (piccolo stralcio di vulnerabilità di Lecter).

Lecter è un profondo conoscitore dell’animo e delle reazioni umane (“non credo che la risposta sia in quelle scarpe di seconda scelta Clarice” detto dal dottore dopo essersi girato, il che vuol dire che non stava più guardando Starling).

MAGISTRALE INQUADRATURA del viso di Clarice accanto al vetro e quello di Lecter riflesso sul vetro proprio accanto a quello della donna.

Chilton registra le conversazioni tra Lecter e Starling poichè vuole avidamente sapere cosa si cela nella testa del dottore.

Visibile commozione mentre Starling elenca i “trattamenti” che ha dovuto subire Fredrica Bimmel. La voce sembra “rompersi” da un momento all’altro.

La gabbia di contenimento per il viso di Hannibal (quella in ferro) gli deforma il naso che sembra molto più animalesco che umano. C’è un parallelo tra inquadrature: qui troviamo Hannibal in primo piano di profilo e Chilton dietro in secondo piano come all’inizio è stato per Clarice e Crawford.

INQUADRATURA FAMOSA: Lecter con la maschera e gli occhi rivolti all’insù sulla barella e la camicia di forza. Gli occhi all’insù lo fanno sembrare morto. Le bugie miste a verità sono una prerogativa di Hannibal. Inoltre ama divertirsi e giocare con chi gli capita a tiro (tipo la senatrice del Tennessee). Ottimo il dialogo in questa scena.

Hannibal sembra ancora di più un animale rinchiuso dentro una gabbia con la macchina da presa (soggettiva di Clarice) che gli gira intorno come a volerlo ammirare meglio da tutte le angolazioni.

Il dito che carezza un altro dito: sottile vena di erotismo. Si è appena stabilito il loro strano legame. Lei non dovrà mai temerlo, lui la rispetta e la stima come persona. Forse l’inquadratura della carezza del dito era troppo statica per quella situazione in cui Clarice arriva trafelata verso la gabbia di Lecter; il suo dito si sarebbe per lo meno dovuto muovere, non essere immobile.

Musica classica, disegno di Clarice, costolette di agnello molto al sangue: Hannibal vuole “vivere” Clarice.

OTTIMA INQUADRATURA: Il sangue degli agenti schizzato sul piatto della cena di Hannibal dopo che quest’ultimo ha aggredito il sergente Boyle con il manganello. In quel frangente i colpi sembravano quasi armonici (come se stesse dando delle pennellate).

Ci sono molti, moltissimi primi piani, molti sguardi in macchina e poche figure intere. Il regista catapulta lo spettatore all’ interno del film, che lo si voglia o meno.

Clarice dopo la fuga di Hannibal sa che lui non la cercherebbe, lo considererebbe “scortese”: anche lei inizia a capire la controversa e geniale mente di Hannibal.

Piano all’americana durante la scena della follia del serial killer Buffalo Bill che improvvisa il suo balletto nascondendo gli attributi. Bill è circondato dai suoi manichini-spettatori. La sua vestaglia è alzata a mò di “ali di angelo”.

Mentre Gumb (aka Buffalo Bill) cerca il biglietto da visita la macchina da presa fa una panoramica così da mettere in risalto un quadro con una farfalla che si trova vicino a Clarice.

Indizio schiacciante: in casa di Gumb la farfalla si posa su dei rocchetti di filo colorati.


FOTOGRAFIA

Man mano che Clarice e Chilton scendono i piani della clinica per arrivare al reparto con le celle l’illuminazione si fa sempre più fredda e tagliente fino al climax fotografico in cui Clarice e Chilton sono immersi in una luce completamente rossa (sembra che i loro visi siano dipinti di rosso).

Viso “rosso” di Clarice quando guarda la foto dell’infermiera smangiucchiata da Hannibal.

Luce illumina solo le mani di Lecter – i chiaroscuri e il colore dell’iride fanno sbucare fuori ancora di più gli occhi di Hannibal.

Luce che arriva dall’alto sulla gabbia di Hannibal: si creano ombre deformi sul viso e sul torso del dottore.

Presenza di una luce rossa anche nell’aereo che sta portando Crawford e la squadra sul luogo dove credono si trovi Buffalo Bill.

Lenti di Buffalo Bill che vedono nel buio riportano l’immagine colorata di verde.


MONTAGGIO

Il montaggio segue l’ordine logico-cronologico della storia a parte due flashback incentrati sulla figura del padre di Clarice.

Il montaggio parallelo tra Calumet City (IL) e Belvedere (OH) trae in inganno lo spettatore che fino all’ultimo crede che la squadra di Crawford stia per prendere Buffalo Bill mentre in realtà è Starling a scoprire il covo del folle serial killer.


COSTUMI

Per i costumi a parte le divise della polizia e dei prigionieri (arancioni e bianche), sono stati usati colori spenti quali il grigio topo, il verde petrolio e il marrone. Clarice non porta mai trucco a parte un leggero colore sulle labbra e alla cerimonia finale anche un sottile tocco di fard.

Make up di Clarice: sugli occhi praticamente inesistente, pelle di porcellana e labbra di un colore rosso/arancio molto velato.


SCENOGRAFIA E LOCATION

Location

La maggior parte della riprese sono state fatte in Pennsylvania. Altre location si trovano alle Bahamas, in Missouri, in Ohio, in Virginia e a Washington D.C.

I boschi vengono usate più volte come location: è un riferimento al passato di Clarice quando da bambina era stata ritrovata a vagare nei boschi con l’agnello in braccio.

Scenografia

Gli studi di Crawford e di Chilton sono agli antipodi: quello di Crawford è spartano e funzionale, quello del dottor Chilton è ricercato nel gusto e nell’eleganza, con dei quadri appesi ai pannelli di legno delle pareti, vasi con fiori freschi, poltrone di pelle (sulle quali Clarice non si siede). Anche da questi dettagli si possono capire alcuni tratti caratteriali dei due personaggi.

La casa di cura mentale del dottor Chilton è a Baltimora (curioso parallelismo con la casa di cura da cui esce il protagonista del film “Il lato positivo”, anch’ essa a Baltimora).

Prima del primo colloquio tra Starling e Lecter, tramite soggettiva (gli occhi di Clarice) si scorge alla fine del corridoio una scalinata che sembra provenire dalle segrete dei castelli delle favole… gradini storti, larghi e stondati che fanno una curva.

Hannibal ha una cella al massimo della pulizia consentita. Non ha sbarre, ma solo vetri con buchi. Ha dei disegni appesi alle pareti e la sua posizione eretta con le braccia lungo il corpo lo fanno sembrare una persona neutrale, quasi inoffensiva.

Le scenografie hanno quasi sempre uno o più mura composte da mattoni (sensazione di ruvido) a parte lo studio di Chilton.


COLONNA SONORA E AUDIO

La colonna sonora è stata curata da Hans Zimmer.

La canzone che si sente mentre Buffalo Bill sta ballando davanti alla sua videocamera è “Goodbye Horses” di Q Lazzarus.

L’inquadratura si stringe su Hannibal mentre ricostruisce gli ultimi momenti di Clarice nel ranch della famiglia adottiva (si è sentito un EFFETTO AUDIO: il vento che ululava). Dopo il racconto sugli agnelli viene svelata la profonda dedizione di Clarice nel salvare gli innocenti. Hannibal la ringrazia con una lacrima e con un “grazie” per essere stata sincera e gentile con lui.


CONSIDERAZIONI PERSONALI, ERRORI E VARIE

Considerazioni personali

Tutti danno istruzioni a Clarice e ciò la fa sembrare ancora di più una ragazzina inesperta.

Miggs sembra un primate da come si muove.

La crema idratante EVIAN è usata soprattutto per chi ha la pelle sensibile: è un particolare che suggerisce la fragile femminilità di Clarice.

Il profumo l’AIR DU TEMPS (lanciato nel 1949 da Nina Ricci)è stato associato a purezza e verginità.

Firenze è un rinomato centro di arte ed architettura nonché culla della lingua italiana e una delle più belle città al mondo. LA FINESTRA CHE HANNIBAL TANTO DESIDERA DIVENTERA’ CLARICE, che sarà l’unico suo contatto con il mondo esterno.

Hannibal desidera interrogare e psicanalizzare Clarice ( lo si vedrà anche più tardi nel film quando loro stringono l’accordo “quid pro quo”), anche se dovrebbe essere lei a farlo…

Hannibal è estremamente logico ha una mente allenata allo studio e voglia di “giocare”: tutto ciò porta agli anagrammi.

Bill non rimane totalmente indifferente alle suppliche di Katherine, ma reagisce con rabbia e mostra la sua follia quando urla in quel modo sguaiato assieme alla sua prigioniera.

Errori

HOOVER NON è MAI STATO IL CAPO DELLA CIA, ma dell’FBI (come invece sostiene Crawford)

Se Barney dice a Clarice “metterò una sedia di fuori per lei”, come fa la sedia a stare lì dopo due secondi dalla fine della frase?

Inquadratura di Boyle come un angelo sbudellato… come avrà fatto Hannibal a legarlo in quella posizione, spostare le luci, strappare la faccia di Bembry, rivestirlo coi suoi vestiti e buttarlo per la tromba dell’ascensore in così poco tempo?

Varie

Citazione: “Non ho intenzione di venirti a farti visita Clarice. Il mondo è più interessante se tu ci sei”.


Eccoci giunti alla fine di un’altra recensione. Spero che vi sia piaciuta, che vi abbia dato spunti per “vedere il film” sotto altri punti di vista, o che sia semplicemente stata una lettura proficua. Ci vediamo la prossima settimana con un film un tantino più recente!

Commentate qui o sul mio canale Youtube!

A presto!

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Recensione/review “Suspiria” | FAVOLA NERA E POTERE FEMMINILE

Continua il ciclo delle mie recensioni e anche questa settimana ho scelto un film di Dario Argento che avrò visto qualcosa come 15-20 volte, ma che non mi stanca mai e che mi permette di scoprire ad ogni visione particolari sempre nuovi; unisco fili sempre più sottili nella trama “apparentemente” favolistica di questo capolavoro dell’horror.
Se vi va date anche un’occhiata ad una recensione più “condensata” del film sul mio canale Youtube, irebeat. Ve la linko qui sotto.


INFORMAZIONI DI BASE:

Titolo originale: Suspiria

Regista: Dario Argento

Attori principali: Jessica Harper, Stefania Casini, Flavio Bucci, Miguel Bosè, Barbara Magnolfi, Rudolf Schundler, Udo Kier, Alida Valli, Joan Bennett

Durata: 95′

Anno: 1977

Genere: horror fantastico

Soggetto e sceneggiatura: Dario Argento, Daria Nicolodi


TRAMA

Una ragazza arriva a Friburgo per frequentare la prestigiosa accademia di danza, “Tanz Akademie”. Si troverà coinvolta in alcuni fatti inspiegabili che avvengono all’interno dell’accademia e che hanno matrice esoterica. Come una nuova Alice, qui il paese delle meraviglie è infestato da presenze occulte, omicidi di ogni sorta e insegnanti che ogni notte alla stessa ora si recano in un luogo segreto all’interno dell’edificio…


REGIA E SCENEGGIATURA

Il narratore è il regista Dario Argento

Quando si inquadrano le porte scorrevoli dell’aeroporto parte il main theme, quando si inquadra Susy e l’interno dell’aeroporto ci sono solo i rumori di sottofondo (es. speaker che chiama i voli)

Due porte automatiche che ricordano i vetri di ingresso del museo di L’uccello dalle piume di cristallo (primo omaggio al primo film del regista)

Sembra che la pioggia voglia spazzare via Susy, quasi come se la città di Friburgo non la accogliesse bene, come se volesse che se ne andasse via (da notare il poster della “Foresta nera)

Figura intera di Susy dà l’idea della fragilità e anche il suo viso ricorda quello di una bambina: il regista avrebbe voluto girare il film con delle ragazzine (13-15 anni) ma in Germania era proibito girare con delle minorenni e così Argento ha dovuto usare degli espedienti (maniglie delle porte poste più in alto del normale, porte gigantesche, linguaggio infantile delle ballerine della Tanz Akademie) così da poter suggerire l’idea della prima fanciullezza

Particolare di un tombino con l’acqua che vi entra con un moto vorticoso. In questo film il ruolo dell’acqua è duplice: la pioggia alla fine del film dà idea di “rigenerazione” dopo tutte le peripezie che ha affrontato Susy, ma all’inizio sembra avere una funzione di disturbo…

Lo stile architettonico della scuola è gotico con elementi liberty. Presenza di figure geometriche e contrasti in cui sono presenti rosso e bianco (il rosso richiama il sangue, mentre il bianco simboleggia l’innocenza… potrebbe essere un segnale come per dire sono state sacrificate/verranno sacrificate vittime innocenti)

Quando Pat esce dalla scuola non è chiaro a chi stia parlando… non lo fa in direzione di Susy, ma sembra quasi in direzione del citofono (che peraltro è ancora spento)

Lo stile architettonico e degli interni della casa dell’amica di Pat è molto simile a quello della scuola (anche se questo è più art decò mentre quello della scuola vira più verso il liberty con una predominanza del colore rosso). Inquadratura simmetrica e speculare dell’ingresso di casa dell’amica di Pat.

“Era soltanto il vento… ti sei messa paura?”. Dopo questa battuta la camera indugia sull’esterno della casa visto dalla finestra come a suggerire che fuori potrebbe annidarsi un pericolo

La suspense è aiutata dalle percussioni… i panni che svetolano sembra quasi che vogliano entrare… braccio peloso che afferra la nuca.. le coltellate vengono inferte in un posto che sembra una mansarda… l’impiccagione fa letteralmente schizzare gli occhi di Pat fuori dalle orbite… il sangue ha un colore molto più intenso del normale… il vetro che entra nel incavo del braccio dell’amica provoca una forte sensazione di urto

Come Clara Calamai in Profondo Rosso, anche in Suspiria il regista ha voluto affidare due parti a due attrici che in passato erano state molto famose: Alida Valli (Miss Tanner, l’insegnante autoritaria, che mi ricorda una nazista) e Joan Bennet (alias Madame Blanc, la vicedirettrice della scuola)

Elemento ironico: “Questo è Pablo l’inserviente factotum; è orrendo, non è vero? puoi anche dirlo tanto non ti capisce, parla soltanto rumeno.”Pablo sembra uno di quei servitori deformi da film horror come Lurch della famiglia Addams. E’ curioso notare che gli unici servitori o domestici siano uomini. Le decisioni e le posizioni di potere all’ interno della scuola sono tutte ricoperte da donne

Tutte le allieve tranne Sarah  si mostrano scortesi o indifferenti con Susy. Le ballerine si punzecchiano l’un l’altra e non esitano a farsi dispetti.

Susy comincia a realizzare che un particolare su ciò che ha detto Pat le sta sfuggendo

Inquadratura speculare della sala rossa mentre i ballerini si stanno esercitando

“Io non voglio stare in pensionato come una bambina di 10 anni”: questa battuta è un altro espediente che Argento usa per far sembrare tutte le interne delle bambine

Stacco breve sulla ragazza con le larve in faccia dà una sensazione di repulsione e disgusto

Presenza quasi totale di illuminazione rossa nel settore delle insegnanti durante la sistemazione di fortuna che peraltro rende le ragazze ancora più “infantili”. Panoramica a volo di uccello come se qualcuno guardasse le ragazze dall’alto.

Respiro agghiacciante della direttrice + zoom sull’ombra del viso della direttrice dà un senso di ansia

Quando Susy e Sarah parlano della direttrice, le inquadrature di questo dialogo rendono lo spettatore altamente coinvolto nel loro ragionamento. Basterebbe anche solo l’udito a farlo sentir parte di quella conversazione.

Primo piccolo indizio per lo spettatore:“io sono cieco, non sordo e chi vuole capire capisca” [min 44′]

Importanza delle tende e dei capi svolazzanti

Il dottore è l’unico attore a recitare in italiano

Panoramica a volo di uccello nella piazza

Susy parla dell’iris a Madame Blanc e Dario Argento fa un primo piano della Bennett che ci mostra un occhio con la sclera bianca e uno arrossato. Sensazione di disturbo

Dirsi dei segreti in un ambiente con un forte eco come la piscina non è una mossa saggia, infatti poi gli appunti di Pat vengono rubati poco dopo.

Prima di dormire/svenire: “Susy tu sai niente di streghe?” è un indizio decisivo per lo spettatore [min. 58′]

Uso della soggettiva che si avvicina a Susy come se qualcuno la spiasse nel sonno

Stacco breve su un rasoio e due spilli

Il fil di ferro sembra una ragnatela dove più ti muovi più ti ingarbugli

Una delle poche scene in esterno è quella in cui Susy va a parlare con l’ex psichiatra di Sarah

Nella conversazione con lo specialista di streghe la testa di Susy ad ogni stacco si fa sempre più vicina allo schermo fino a far vedere solo un lato della sua faccia dato che l’altro è coperto dalla testa dello specialista

Il vino versato nel lavandino sembra proprio una macchia di sangue

Lo studio di madame Blanc è ovale con la carta da parati che rappresenta delle scale e delle arcate; sembra quasi una cittadina arroccata su di un monte (è un quadro di Escher). Pitture di dive anni ’20 alle pareti come per omaggiare il passato della Bennett


FOTOGRAFIA

Filtro rosso nella luce della sala dei bagagli dell’aeroporto di Friburgo

Luce rossa anche nel taxi dietro la spalla destra di Susy che pulsa quasi avesse vita (la musica non la abbandona mai, insieme a una litania di parole incomprensibili)

Luci verdi e rosse che si scorgono dal taxi

Quando il taxi arriva alla Foresta si scorge una luce in ultimo piano e contemporaneamente un effetto sonoro come il verso di una pantera o di un felino

Brusco cambio di colore l’ interno della stanza dell’amica di Pat è blu

Incantesimo su Susy grazie a una luce riflessa. La protagonista subito inizia a sentirsi male

Quando Sarah realizza il pericolo e decide di scappare è presente una luce verde + voci in sottofondo

Il rosso incalzante potrebbe simboleggiare che le streghe stanno attuando i loro malefici

Tutti i colori usati sono estremamente saturi

Il Rosso simboleggia sangue, passione, autorità, aggressività; il Blu rappresenta calma, silenzio, sicurezza, fiducia; il Verde oltre a simboleggiare la forza e la perseveranza è anche il colore di rabbia, putrefazione, veleno, invidia e morte.


MONTAGGIO

Niente da fare, i colpi di scena colgono lo spettatore sempre impreparato… non si può tenere una tempistica precisa…  SAPIENTE USO DELLA SUSPENSE CHE ANCHE DOPO MOLTE VISUALIZZAZIONI RIESCE SEMPRE A FAR SENTIRE INERME LO SPETTATORE

Il film è stato girato il più possibile in sequenza cosìcchè gli attori potessero calarsi gradualmente nell’atmosfera disturbante del film. Ci sono voluti una decina di giorni per ultimare il montaggio.


COSTUMI

Abiti rossi sgargianti dei passeggeri all’aeroporto sempre uno a sinistra, uno in secondo piano al centro e uno a destra. Susy è vestita interamente di bianco o con colori chiari


SCENOGRAFIA E LOCATION

Il film è stato girato a Roma (studi De Paolis), Monaco e Friburgo

Riferimenti ad Escher nello studio Madame Blanc, nella carta da parati a casa di Olga e negli uccelli dipinti nel bagno dell’amica di Pat.

Il modo di riprendere gli elementi architettonici di Konigsplatz (Monaco) in cui viene ucciso Daniel suggeriscono il pericolo che sta per correre il pianista cieco (era la stessa piazza in cui Hitler teneva i suoi immensi raduni)

Art decò e stile Liberty

La sede della Tanz Akademie è stata ricostruita a Roma negli studi De Paolis perché il vero palazzo del 500 (Haus zum Walfisch) si trova a Friburgo ed è sede di una banca che non ha concesso l’autorizzazione a girare. Nel palazzo originale ha vissuto Erasmo da Rotterdam e sembra che proprio lì abbia scritto il suo “Elogio della Follia”

Il colloquio tra Susy e gli psichiatri (uno dei pochi esterni del film) si trova al Quartier Generale della BMW a Monaco di Baviera. Dopo tanti interni claustrofobici, finalmente si può “respirare” un po’!


COLONNA SONORA E AUDIO

Mentre Pat corre per la foresta (i quali alberi richiamano l’idea delle sbarre di una prigione) si odono delle urla miste a vocalizzi di “O” nell’audio.

Quando le streghe stanno per agire direttamente o per mezzo di un tramite si ascolta il main theme del film

Nell’incendio finale si sentono voci lamentose

GOBLIN hanno composto il main theme prima delle riprese. Come per Profondo Rosso la musica composta diventa un ulteriore personaggio della storia. Utilizzo di: sinth, piano, bouzouki greco e xylofono.


CONSIDERAZIONI PERSONALI, ERRORI E VARIE

Considerazioni personali

Nel sistema dei personaggi se Susy è la protagonista, l’antagonista non è Madam Blanc o Miss Tanner o la scuola, ma è il male nel senso più intimo del termine e cioè l’obiettivo di tutte le azioni compiute dalle streghe.

Non credo che le streghe stiano aspettando Susy, credo che in realtà all’inizio la vogliano (come vogliono le altre ragazze) ma che poi intuiscano il pericolo che lei può costituire per loro.

Susy parte da New York archetipo di città cosmopolita, nuova e a misura di essere umano alle 9 di mattina (il giorno è rassicurante) e arriva alle 10:45 pm a Friburgo  nel cuore della MittelEuropa ( di notte l’atmosfera è più inquietante)

Mi impressiono tanto da alzare i piedi da terra da quando Susy entra oltre la porta con l’iris; quando Sarah entra nella stanza di Helena Markos dopo il “trattamento” subìto per mano delle streghe e le parole che vengono dette da lei prima che entri  mi fanno raggelare.

Nel finale c’è il secondo omaggio a L’uccello dalle piume di cristallo. Proprio con una di queste piume-spilloni Susy taglierà la testa della strega. Anche una piuma (simbolo di pace, di purezza) può sconfiggere un mostro demoniaco e maligno come una strega

Errori

L’ombra proiettata su un fusto di un albero della foresta potrebbe essere un’attrezzatura cinematografica o anche un’immagine subliminale (la forma sembra quella di una falce)

Quando a Sarah viene tagliato il collo, dal taglio non esce sangue. SEmbra quasi che si stesse tagliando della gommapiuma.

Varie

CORRIDOIO (tema caro ad Argento): Peggio del corridoio può esserci solo un corridoio coperto da tende

Alone di mistero durante tutta la lavorazione del film a causa di fatti strani avvenuti in produzione (morte Arcivescovo di Baviera; fermati gli orologi a due membri della troupe il primo giorno di riprese; ogni tanto le macchine con cui lavoravano si inceppavano; una sera Dario notò che sulla pellicola di quel giorno non era rimasto impressionato nulla, era tutto bianco; esplosione vicino dove si trovava Dario e altri della produzione a Monaco). Venne addirittura tenuto un diario di tutti quegli strani avvenimenti


Questa è la mia recensione completa. Come sempre, spero vi sia stata utile, o quantomeno che l’abbiate letta con piacere, riscoprendo particolari dimenticati o magari incuriosendovi a tal punto da vedere/rivedere il film.

Ci vediamo tra una settimana con una nuova recensione, questa volta non argentiana! Se vi va lasciate un commento qui sotto, o sul mio canale youtube! Ciaoooo!! 

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Recensione/review “Profondo Rosso” | UN FILM, UN QUADRO

Ho sempre amato rivedere i film, questo non è un mistero.
Avrò visto Profondo Rosso per lo meno una ventina di volte e per tutte e venti le volte tutte le sensazioni che ho provato alla prima visione si sono ripetute senza mai calare d’intensità. Insomma è un film che, anche volendo, non riesce proprio a non farmi provare tutto quel mix di emozioni di angoscia/disagio/urto/irrequietezza che provai una sera di tanti anni fa.
Ricordi a parte, ho deciso di iniziare un ciclo di recensioni sia scritte sia video sul mio canale Youtube e il primo film di cui parlerò sarà proprio Profondo Rosso.


INFORMAZIONI DI BASE

Titolo originale: Profondo Rosso

Regista: Dario Argento

Attori principali: David Hemmings, Daria Nicolodi, Macha Meril, Gabriele Lavia, Eros Pagni, Clara Calamai, Glauco Mari.

Durata: 127′

Anno: 1975

Genere: thriller psicologico/ horror

Soggetto e sceneggiatura: Dario Argento, Bernardino Zapponi


TRAMA

Un pianista jazz straniero assiste all’omicidio di una sensitiva. Le circostanze lo indurranno ad improvvisarsi detective sulle tracce del pericoloso maniaco. Il pianista viene aiutato da un’intrepida ed affascinante giornalista per scoprire il mistero che si cela dietro una nenia infantile che scatena nel killer uno sfrenato impulso omicida, e dietro un dettaglio che non riesce a mettere a fuoco…


REGIA E SCENEGGIATURA

La narrazione segue un ordine logico-cronologico e le battute non sono mai sprecate o buttate via, ma utilizzate con sapienza a volte correlate a forti cambiamenti di piano (ad esempio Carlo quando dice: “quando sono ubriaco divento acutissimo” si sente un acuto urlo di donna e lo spettatore assiste ad un’improvvisa zoomata all’indietro)

Tutto nel film tende a non essere mai piatto. Ad ogni inquadratura lo spettatore si aspetta la suspance e la sospensione dell’incredulità è attiva sin dall’inizio del film.

Il regista fa largo uso di inquadrature con stacchi brevi che puntano sull’oggetto esatto, proprio per portarlo sotto gli occhi dello spettatore (ad esempio il primissimo piano dei meccanismi del pianoforte in casa di Mark o la poltrona al Teatro Carignano dopo l’omicidio della sensitiva), di panoramiche descrittive dell’ambiente (come per piazza CLN) o di panoramiche di 180° per fare intendere, alla fine del film, che Mark sta per riordinare tutti i tasselli del puzzle nella sua testa.

Nel film sono presenti dissolvenze (ad esempio prima che Giordani vada a prepararsi il thè)

I quadri sono un elemento centrale del film. Ogni inquadratura importante è ben studiata e ben calibrata dal punto di vista dei volumi e dei colori da apparire come una piccola opera. Il regista ha voluto ricostruire il Blue Bar e i suoi avventori per celebrare l’artista Edward Hooper e il suo quadro Nighthawks; inoltre il bambino che assiste all’omicidio del padre richiama fortemente l’immagine del quadro di Edvard Munch L’urlo. 

Se si presta attenzione alla scena in cui Carlo e Mark stanno chiacchierando in quella che sembra una galleria di negozi e Carlo suggerisce a Mark di andarsene dalla città, si noterà che tutti i figuranti fanno solo dei piccoli movimenti (anche piuttosto innaturali) come se i due attori Hemmings e Lavia si muovessero all’interno di un “quadro più che realista”.

Il regista presenta allo spettatore un continuo caleidoscopio di inquadrature e stacchi che disturbano, ansiogene e che trasmettono inquietudine. In primis i ninnoli infantili: far scatenare la follia del killer grazie a una nenia infantile produce un effetto altamente disturbante perchè vengono violate delle associazioni di base della mente umana (bambini=innocenza). Inoltre i movimenti di camera che Argento ci propone ad esempio mentre Helga sta parlando al telefono sottolineano in modo inquietante che la casa è vuota, che apparentemente è sicura, sebbene sia un ambiente tetro nel quale qualcosa sta per accadere. Nella casa della medium è presente un altro elemento assai importante per Argento, presente in molti altri suoi film (anche in Suspiria): il corridoio. La casa della sensitiva aveva più di un corridoio e la prima sensazione che ispira il corridoio è una lieve claustrofobia, ripresa anche in esterna appena si apre il cancello della villa liberty e si viene sopraffatti da piante altissime e mura altrettanto alte.


FOTOGRAFIA

I colori delle inquadrature sono ben calibrati, anche se ogni qual volta è presente il rosso questo la fa da padrone.

Ho notato che soprattutto nella sequenza girata nella villa di Amanda Righetti (quella su via della Giustiniana a Roma, per intenderci), la luce è un ulteriore mezzo che Argento usa per mettere paura. I chiaroscuri sono sublimi e anche l’ora del giorno in cui è ambientata la scena aiuta: siamo nel tardo pomeriggio, quasi sera.

Gran parte dell’illuminazione negli interni è dall’alto, quindi è un’illuminazione dura e crea ombre strane (mi riferisco soprattutto all’interno di casa Giordani e all’interno della scuola elementare).


MONTAGGIO

Argento ci mostra la sua maestria nel manipolare le immagini.  Fa letteralmente vedere l’assassino dopo 10 minuti dall’inizio del film e l’occhio umano non riesce a scorgerlo, non dubita nemmeno per un istante, non si mette in gioco. Lo spettatore ha visto tutto ciò che c’era di visibile…. E INVECE NO!

Vengono usati vari tipi di montaggio, anche se io ho trovato affascinante il montaggio découpage usato per far intendere allo spettatore che Mark sta assistendo all’omicidio di Helga. Sono state girate 9 inquadrature diverse raccordate sulla direzione di sguardo.

Il quadro che Argento propone viene esplicitato alla massima potenza proprio nella fase del montaggio.


COSTUMI

I costumi sono fedeli alle atmosfere anni 70, semplici ma mai miseri.

Anche trucco e acconciature sono studiati ad arte per incorniciare i volti. Memorabile il make-up della Nicolodi ma ancor di più quello dell’assassino!

Carlo e Mark sono vestiti in modo complementare: Mark sempre con un completo bianco e una camicia scura, Carlo sempre con un completo scuro e una camicia bianca o comunque chiara.


SCENOGRAFIA

L’ambientazione è prevalentemente composta da interni

Il film è girato tra Roma, Perugia e Torino e rimanda l’idea di una città sempre attraversata da un grigiore quasi noir.

Piazza CLN, dove si svolge la prima chiacchierata tra Mark e Carlo è definita dallo stesso Argento “una piazza così geometrica che sembrava appartenere ad una città aliena”.

Location come Villa Scott e casa della scrittrice Righetti arricchiscono enormemente l’atmosfera che il regista vuole creare: luoghi così strani che mentre meravigliano, disturbano. Argento si guarda bene dal dare rassicurazioni anche in questo ambito.


AUDIO E COLONNA SONORA

La voce agghiacciante dell’assassino in casa di Mark fa letteralmente venire la pelle d’oca (per dirla in modo molto aggraziato), così come il tonfo in terra del merlo indiano morto.

Musica di basso rende l’atmosfera gotica-dark.

All’interno della villa liberty quando Mark tenta di trovare indizi, la musica in sottofondo dà l’idea del detective che si cela nel pianista. Improvvisamente, quando Mark pesta un vetro, si ferma di botto per poi reiniziare quando il protagonista si riconcentra.

Obbligatoriamente cito i Goblin, gruppo rock-progressivo: sarebbe lapalissiano dire che hanno avuto un enorme successo grazie a questa colonna sonora.


ERRORI e VARIE

Errori

Viene detto dopo l’omicidio di Helga che durante la conferenza la platea si trovava al buio. Non è vero perchè si distinguono chiaramente dal palco i visi di buona parte degli spettatori.

Nei tre primissimi piani dell’occhio dell’assassino, per una volta soltanto l’occhio è verdastro, mentre nelle altre due inquadrature l’occhio è marrone nocciola.

Penso che sia inverosimile picconare una casa di notte senza che nessuno venga svegliato dal rumore e vada a curiosare o chiami addirittura la polizia.

Penso che sia inverosimile anche la scena in cui carlo sbatte pesantemente alla fiancata del furgone e non venga sentito dalle due persone nell’abitacolo.

Si scorge riflessa nel vetro di un quadro il movimento della cinepresa che esce dalla tenda ed entra in casa di Mark.

Varie

Gestualità meravigliosamente femminile della Nicolodi.

IRONIA: misto all’orrore vi sono alcuni siparietti comici per alleggerire l’atmosfera. Eros Pagni fa spesso dell’ironia, mangiando sulla scena del delitto o guardando le prostitute in commissariato. La Nicolodi vuole provare la sua uguaglianza al sesso forte giocando a braccio di ferro. La Calamai non vede l’ora di fare un duetto con l’ingegnere-pianista!

Ho associato ad ogni personaggio alcuni aggettivi o locuzioni per caratterizzarli meglio:

Mark –> antifemminista, bello, viziato dalle donne, curioso, leale

Gianna –> femminista, indipendente, fintamente sicura di sè, innamorata sin dal primo sguardo di Mark

Carlo –> povero diavolo, attaccato alla bottiglia, disperatamente apatico.


Spero che il mio punto di vista sul film vi sia stato utile, vi abbia dato spunti per nuove riflessioni sul film o magari che abbia confermato quelle vecchie!

Recensirò un film a settimana, se avete preferenze scrivetemi qui o sul mio canale!

Un saluto

Irene

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riflessioni in tranquillità

Riguardando i film molte volte scaturiscono alcune riflessioni, che si condensano in pensieri che ho voluto condividere qui sul blog. Alcuni sono i miei film preferiti, ma tutti in un modo o nell’altro mi fanno pensare ad aspetti importanti nella mia vita (a parte Basic Instinct 🙂 ):

Il lato positivo perché la vita è ciò che ti accade mentre sei intento a fare altri piani

Via col vento perché il coraggio e la determinazione sono il motore della speranza

Psycho perché la mamma è sempre la mamma

Il silenzio degli innocenti perché anche il più distaccato dei rapporti può essere controverso

Basic Instinct perché un torbido accavallamento di gambe può salvarti dalla galera

Colazione da Tiffany perché non si può non appartenere a qualcuno

E.T. perché solo un ragazzo poteva capire un’intelligenza superiore

It perché vive sempre nella parte paurosa della nostra anima

Forrest Gump perché i veri stupidi sono sempre le persone più superficiali

Il cigno nero perché la perfezione non esiste

Hugo Cabret perché ha fatto ammirare la genesi del cinema

Anna Karenina perché una donna innamorata sfida tutto e tutti, anche la morte

I ponti di Madison County perché si può amare qualcuno senza stargli accanto anche per il resto della vita

Il favoloso mondo di Amelie perché solo i sognatori hanno le chiavi del mondo

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il lato positivo

certe volte credo che le coincidenze esistano… alcuni lo chiamano destino, altri congiuzione astrale.
sta di fatto che, come avevo già detto, amo rivedere i film. E più li rivedo più amo rivederli (in una spirale senza fine wooooooooahhh!!). Bando alle ciance. Ieri sera la mia scelta è caduta su Silver Linings Playbook, ovvero Il lato positivo. Per chi non lo conoscesse, faccio una breve sinossi: Patrick (Bradley Cooper) è un insegnante di liceo che viene dimesso da una clinica psichiatrica dopo che gli è stato diagnosticato il disturbo bipolare. Pat vuole ritornare dalla moglie che però ha emesso un’ingiuzione restrittiva contro di lui e non vuole più saperene di lui. A questo punto Pat deciderà di dedicare tutte le sue risorse a cercare di trasformarsi nell’uomo che la moglie aveva sempre desiderato che lui fosse, per cercare di riconquistarla. In questo percorso, si inserirà la sua vicina di casa, Tiffany (Jennifer Lawrence), bella e disponibile ad aiutarlo, ma piena di problemi anche lei. Tra i due inevitabilmente nascerà un legame molto forte.

Patrick alla fine del film capisce di aver trovato in Tiffany l’amore che l’ex moglie non gli aveva mai dato. Tiffany, dopo la morte del marito, si dà alla promiscuità, diventa scontrosa e irascibile, ma Patrick, il primo uomo che le si è negato sessualmente dopo il loro primo incontro riesce a schiudere il suo cuore.

Si parla secondo me, di personaggi che soffrono molto ma si tengono e si autodistruggono non riuscendo a sfogarsi altrimenti. Patrick e Tiffany si trovano nel momento stesso in cui la vita di Patrick (la storia è narrata dal suo punto di vista) era votata al raggiungimento di un altro obiettivo (riconquistare l’ex moglie, Nikky).

Ho parlato di questo perchè? L’ho fatto perchè dopo aver chiuso al finestra del VLC player vado sulla mia pagina Facebook e mi compare davanti una cit. di John Lennon:

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Mi ha colpito particolarmente non solo perchè sembrava racchiudere l’essenza del film, ma perchè penso che questa sia la frase che mi rappresenta meglio di molte altre. Mi tranquillizza sapere che c’è una continuità nelle cose, che non siamo noi a decidere tutto nelle nostre vite, ma che semplicemente certe cose capitano. Purtroppo capitano anche cose negative, ma io mi sto sforzando, da un po’ di tempo a questa parte di vedere sempre il lato positivo.

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pagherei per fare la porta pizze

devo dire che i miei gusti un po’ in tutto sono ecco, come dire… poco all’avanguardia.
mi piace guardare indietro nella musica, nel cinema e in altre cose.
penso che prima rispetto ad ora ci siano state più cose da dire, da esprimere e modi migliori per farlo.
Lo ammetto, il passato mi dà sicurezza. Ecco basta questa frase a far scervellare qualsiasi psicoterapeuta che si rispetti, ma che ci posso fare… mi tranquillizza.

 uno dei miei film preferiti, ad esempio è Pane, Amore e Fantasia del maestro De Sica. Adoro Via col Vento e avrò guardato almeno venti volte Psycho.

viacolventopsychopaneamore

Non amo un particolare genere cinematografico. Non disdegno nulla. Non disdegno nemmeno le esercitazioni di aspiranti registi, a patto che ci sia qualcosa di solido alla base, una storia che esista e non costruita col fumo. Non ho registi preferiti, anche se devo ammettere che Dario Argento mi sconvolge per l’enorme bravura e lo vedo come una costola (piccola, eh!) tirata fuori dal maestro Hitchcock.
Se mi chiedessero quale lavoro vorrei fare dopo l’università risponderei: “non lo so, ma fatemi lavorare nel cinema… farei anche la porta-pizze”.
Ogni aspetto del cinema mi affascina. Scrivere soggetti, sceneggiature, fare le riprese, recitare, dirigere, montare… TUTTO!!!
Non ho ua sconfinata cultura cinematografica, lo ammetto, ma è uno dei pochi ambiti in cui mi piace scoprire, esplorare (io di natura sono MOOOOOLTO OZIOSA!!). E poi vuoi mettere stare lì tranquilla a vedere un bel film magari con la pioggia che sbatte ai vetri, il tuo gatto che fuseggia…. Ok sono andata troppo nel poetico, ma se c’è una cosa che adoro fare è riguardare i film anche 10-20 volte. La gente crede che io sia un pò fuori di testa (mia madre in primis), ma non si sa quanti dettagli vengono fuori quando rivedi lo stesso film a distanza di tempo. UNA MIRIADE!
  
Io devo dire che non mi trovo nè in accordo nè in disaccordo sull’Oscar conferito a La Grande Bellezza: non mi ha entusiasmato da farmi strappare i capelli, ma di certo non mi ha lasciato indifferente. Vedo una buona, anzi una ottima tematica di fondo, ma credo che Sorrentino sia stato grandemente coadiuvato oltre che da un pool di attori di ottima maestria, anche dalle location più che suggestive della mia Roma. Le inquadrature maestose e il sapiente uso della fotografia aiuterebbero chiunque. Secondo me, l’Oscar se lo merita più la città che il film in sè per sè.
Detto ciò torno a fare ciò che faceva Amelie Poulain (dal minuto 1:00), cioè porsi domande cretine (non mi interessa sapere quante persone stanno avendo in questo momento un orgasmo!):

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