Recensione/review “Wild” | PERDERSI E RITROVARSI

Buongiorno a tutti e Buona Pasqua, Pasquetta bla bla bla… Tanto sono tutte scuse per mangiare, vedere gli amici e i parenti e sbafarci di cioccolata a più non posso! Yeeeeeeeeah!

Questa settimana ho voluto provare a sperimentare un diverso approccio al mio solito modus operandi. Quella che vi appresterete a leggere è una recensione strutturata come discorso con un’introduzione, un corpo e una conclusione.

Non è il mio solito modo di analizzare un film, ma ho voluto provare perchè amo sperimentare ed ero curiosa di cimentarmi con qualcosa che per ora non mi è familiare.

Vi lascio come sempre il link della videorecensione e del sito sul quale ho pubblicato questa recensione:

Red Apple Cinema Club

Iniziamo come sempre dalle

INFORMAZIONI DI BASE

Titolo originale: Wild

Regista: Jean-Marc Valée

Attori principali: Reese Witherspoon, Laura Dern, Gaby Hoffmann, Michiel Huisman, Charles Baker, Thomas Sadoski

Durata: 115′

Anno: 2014

Genere: Drammatico, Biografico

Sceneggiatura: Nick Hornby


Wild, il nuovo film di Jean Marc Valée, regista dell’acclamato Dallas Buyers Club racconta di perdersi e ritrovarsi.

Di come una giovane donna si sia persa nel bosco del dolore, della sofferenza, del sesso occasionale e delle droghe (quell’eroina iniettata nel piede ha contribuito ad una massiccia dose di realismo che permea tutto il film).

Gli ultimi due film del regista canadese hanno alcuni punti in comune come i baratri che entrambi raggiungono e il coraggio estremo che hanno nel compiere il loro percorso (di redenzione per Cheryl e di miglioramento psico-fisico per il Ron Woodroof del Premio Oscar Matthew McConaughey). Ma ciò che lega indissolubilmente le due pellicole è l’estrema dose di durezza e asprezza che caratterizza entrambe le storie: droghe, siringhe, lividi, crisi d’astinenza e dipendenze sono i mezzi usati per colpire l’animo dello spettatore.

Cheryl inizia il suo viaggio attraverso il PCT, acronimo di Pacific Coast Trail, dopo aver quasi buttato alle ortiche la sua intera esistenza. Il dolore per la perdita della madre a causa di un tumore l’ha portata a rifugiarsi in baratri che non sono facili da risalire. E nulla ha potuto fare nemmeno il suo ex marito che lei ha tradito ripetutamente quasi come se fosse in un caleidoscopio di autodistruzione e perdizione.

Quando la protagonista intraprende il suo percorso (nominarlo solamente “viaggio” sarebbe troppo riduttivo) ha perso quasi tutto: le rimangono solo l’amica di sempre, che continuerà a spedirle i pacchi durante le tappe del PCT e una strana relazione amicale con il suo ex marito.

La crudezza e il realismo che traspaiono dal film risultano evidenti già nella prima scena nella quale la protagonista a causa degli scarponi troppo stretti perde un’unghia. Sangue e urla non mancano. E durante tutto il film sul corpo di Cheryl iniziano a comparire in modo via via più visibile i segni dei lividi e delle ecchimosi dovuti al peso dello zaino. Cheryl si stupisce quando le viene rivelato che gli scarponi non sono progettati per far del male al piede, come se si aspettasse un gioco al massacro invece di uno strumento per escursioni. Tutto questo ricorda quasi un rito di purificazione, come se la protagonista debba per forza soffrire in quel modo e non se ne debba mai lamentare. Il percorso di Cheryl è segnato da molti eventi sebbene il film in sé per sé possa apparire lento in alcuni punti ad un occhio mainstream.

Nel percorso che “può smettere quando vuole” Cheryl incontrerà altri escursionisti più esperti di lei che poi molleranno; si troverà faccia a faccia con due cacciatori che lasceranno andare la loro “preda”, sebbene uno dei due sia molto riluttante nel farlo; e alla fine riuscirà (dopo 106 minuti di film) a piangere per la devastante perdita della madre, tornatale alla mente in modo così violento dopo aver sentito cantare un bambino che stava facendo un’escursione con la nonna ed il suo lama.

Il bosco di Cheryl è costellato di ostacoli, di avversità e di piccole conquiste (memorabile il suo urlo alla natura dopo essere riuscita ad accendere il fornelletto). La protagonista ci permette di entrare nella sua dimensione più intima: grazie ai continui monologhi interiori i pensieri di Cheryl sono esternati a tutti. Ma lo spettatore sa già che Cheryl arriverà, sa già che la protagonista ce la farà a mettere da parte la sua vecchia vita per costruirsene una nuova.

La volpe che appare tre volte nel film, nei momenti salienti del suo percorso è un simbolo che richiama la conversione, il cambiamento, il passaggio.

Mai come in questi primi mesi del 2015 il cinema internazionale è costellato da biopic: da “La teoria del tutto” a “The imitation game” a “Big Eyes”. Wild racconta la vera storia di Cheryl Strayed e tutte le canzoni che si possono ascoltare nel film sono i pezzi che hanno un significato particolare nella vita della vera Cheryl.

Se da una parte troviamo una natura che lascia lo spettatore inchiodato alla sedia e l’estremo realismo di alcune scene (tra le quali la protagonista che mangia una piccola parte delle ceneri della madre), dall’altra la sceneggiatura non aggiunge nulla di significativo alle immagini, anzi a volte pecca di didascalicità. James Michener, Emily Dickinson, Flannery ‘O Connor sono solo alcuni degli autori citati nella pellicola.

Menzione a parte merita Reese Witherspoon che ha saputo dare un taglio estremamente vivido e conciso al suo personaggio. Qui in veste di produttrice, oltre che di attrice, la Witherspoon per questo ruolo è stata candidata all’Academy Awards (andato poi a Julianne Moore) e ai Golden Globes (vinto sempre dalla Moore).

Meravigliosamente spiazzante la perfomance di Laura Stern che interpreta la madre di Cheryl nei continui flashback non cronologici che sono presenti in tutto il film in un bilanciamento perfetto passato/presente.

Wild riesce quindi a penetrare nello spettatore con la stessa semplicità, caparbietà e durezza della protagonista che presenta. La via verso il cambiamento è enfatizzata dal cammino percorso: la stessa Cheryl suggerisce al fratello di camminare un po’ogni giorno e si augura di walk myself back to the woman my mother tought I was (trad. “tornare ad essere la donna che mia madre pensava che fossi”). Riuscendoci.

Voto: 8½ / 10

 

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Informazioni su irenemidili

Estrosa, lunatica, cinefila, curiosa, comunicatrice, gentile, estroversa, meticolosa, metodica, gelosa.
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