Recensione/review “L’uccello dalle piume di cristallo” | DULCIS IN FUNDO

Salve ragazzi!

Sono tornata al mio unico e imperituro amore: Dario ARGENTO! Ogni tanto devo tornare a vedere e a recensire qualche suo film… Mi fa sentire “a casa”. Non so se provate questa sensazione con qualche film. Io la provo con i suoi e con qualche altro film. Devo dire che comunque le particolarità del film e i motivi per i quali mi ha fatto più terrore rivederlo si trovano tutti nella parte finale (ecco spiegato il titolo della recensione)

Opera prima del maestro Argento, “L’uccello dalle piume di cristallo” ha visto la luce in un modo abbastanza avventuroso: Argento l’aveva scritto perchè all’epoca era solo sceneggiatore, ma man mano che compiva la stesura sentiva che non avrebbe potuto dirigerlo nessun altro se non lui… E solo con la Titanus trovò una società di produzione che gli permetteva la regia e che credette (almeno all’inizio) nel suo lavoro. Quando uscì lo fece un po’ in sordina. Dario e il padre Salvatore lo andarono a vedere segretamente due o tre volte e rimasero sconvolti quando videro la coda di persone che volevano andarlo a vedere! Ma Argento in patria non è mai stato completamente capito e apprezzato. Anche per questo motivo voglio stimolare una discussione su quello che è uno dei film più paurosi che io ricordi. Non sono riuscita a recensirlo dopo una certa ora e non da sola a casa. Per me è stata una settimana agghiacciante da questo punto di vista!

Ora vi lascio la videorecensione e più sotto troverete la recensione completa scritta:


TRAMA

Sam Dalmas, scrittore statunitense, per rinverdire la sua vena creativa decide di trascorrere un periodo in Italia (“un paese dove tanto non succede niente”). Dopo aver assistito all’aggressione della proprietaria di una galleria d’arte, Sam si troverà a fare i conti, suo malgrado, con un assassino che uccide solo giovani donne. Questi eventi tenteranno di strappargli via tutto, dalla sanità mentale alla sua fidanzata, Giulia.


INFORMAZIONI DI BASE

Titolo originale: L’uccello dalle piume di cristallo

Regista: Dario Argento

Attori principali: Tony Musante, Suzy Kendall, Enrico Maria Salerno, Eva Renzi, Umberto Raho, Renato Romano, Mario Adorf

Durata: 93′

Anno: 1970

Genere: Giallo, Thriller, Horror

Sceneggiatura: Dario Argento


REGIA e SCENEGGIATURA

Ottima apertura: il nostro assassino dalle mani guantate di pelle nera scrive alla macchina da scrivere e lo spettatore “va a curiosare” su quella noticina piccolina. Atmosfera noir con la sola luce da tavolo come fonte di illuminazione.

Sfondo nero – urlo di donna – giornale titolato col terzo omicidio di ragazza in un mese.

Il dettaglio mancante, l’impressione del protagonista di non riuscire a mettere a fuoco qualcosa di importante. Mi sembra di aver già visto questa struttura narrativa… In profondo rosso 🙂  Come in profondo rosso entrambi i protagonisti sono bellocci, stranieri e hanno a che fare con le arti (Mark è pianista e Sam scrittore)

“Ci troviamo davanti a un pazzo lucido” gran bell’ossimoro.

Astuzia del protagonista: tirare qualcosa per vedere se il marito di Monica sia mancino o destro. È mancino e già siamo portati a sospettare di lui.

Soggettiva alle corse dei cavalli. L’assassino è in agguato.

IRONIA: la scena dell’antiquario gay con Sam che indietreggia ogni volta che il padrone del negozio si fa troppo “avanti”.

Zoomate in avanti molto veloci. Sottolineano soprattutto gli sguardi.

Con la quarta ragazza la suspence raggiunge un livello tale che ho dovuto stoppare un attimo il film per calmarmi.

Dettaglio dell’interno della bocca e del sangue della quarta vittima. L’assassinio in sé per sé non viene mostrato. È terrificante però vedere come si arriva al delitto.

Monologo interiore: “Ma che mi sta succedendo? È diventata un’ossessione ormai”.

IRONIA: scena con il Filagna. Prima nega poi dice, poi nega un’azione, poi la compie.

Ottima caratterizzazione del pittore Consalvi: ricorda un vecchio orso, fisicamente e caratterialmente.

Di ottimo effetto l’inquadratura di Sam e Giulia in primo piano e in secondo piano il candelabro ancora conficcato nella vetrata. Dà l’idea del pauroso evento passato che però riecheggia anche nella situazione di calma.

Un tantino maccheronica la ripresa della caduta di Ranieri, ma erano pur sempre gli anni 70…

Falso scioglimento dell’intreccio. Capiamo che è falso perché ricomincia la musica extradiegetica e ci mette subito sull’ altolà chi va là: Sam si sta rendendo conto che forse Giulia è in pericolo.

CORRIDOIO: presente nell’opera prima del maestro Argento come ulteriore elemento di inquietudine e aumento di tensione.


FOTOGRAFIA

Ottimi i contrasti luce/ombra come avviene nella scena della casa del pittore. Egli necessita di luce per dipingere ma il resto del tempo lo passa nell’ ombra.

Quando Giulia è sola in casa, aspettando il ritorno di Sam prima della partenza per gli USA e sta prendendo un caffè c’è qualcosa di inquietante nella luce. Non è un chiaroscuro, ma un effetto di luce e ombra che ottiene uno scopo preciso: sollevare inquietudine.

È interessante l’ora del giorno in cui avviene il rapimento di Giulia: è il crepuscolo che secondo alcuni poeti sarebbe il momento più pauroso e misterioso di tutta la giornata.

Fotografia eccellente quando Sam entra nel “covo”… inquadratura nera e solo la porta viene illuminata da un debole fascio di luce. Può spuntare chiunque da qualunque parte.

Continua la fotografia magistrale: solo la porta aperta da Sam (dopo aver scoperto l’assassino) è illuminata. Tutto il resto è sfondo nero.Fin quando non si capisce che siamo all’interno della galleria d’arte. Il cerchio si è chiuso.

MONTAGGIO

Fermi immagine simil-fotografie: qualcuno sta scattando delle foto ad una ragazza.

Cambio scena: l’assassino mostra il suo set da omicidio e il panno rosso con il quale pulisce il coltello fa risaltare quest’ultimo ancora di più. Capiamo che si sta preparando a uccidere la ragazza che prima fotografava e sulla cui foto ha scritto il numero 3.

I ricordi di Sam si sovrappongono. I pezzi di avvenimenti si mescolano per trovare il punto di messa a fuoco. Argento compie un montaggio alternato mostrando il volto del protagonista intervallato da flashback con alcuni brevissimi fermi immagine.

Mentre Giulia legge della prima vittima vengono mostrate spezzoni di foto in bianco e nero delle gambe delle vittime con le calze abbassate. La seconda vittima dalle foto della faccia sembra una bambola: gli occhi vitrei sono un elemento di grande disturbo.

Dissolvenza dal poster al vero quadro e zoom indietro. L’assassino sta guardando il quadro. Me la sono fatta sotto. Grazie anche alla musica che è più inquietante quando appare l’assassino di spalle.

Montaggio non proprio del tutto fluido soprattutto in situazioni di “azione” (ad esempio quando la scorta di Sam viene investita dalla macchina).

Montaggio che mostra le scale con tagli veloci come per canalizzare l’attenzione dello spettatore su particolari che assumono sinistri significati avvalorati dallo score musicali.


COSTUMI

Monica è vestita di bianco (colore che si associa alla vittima) e l’altra sagoma di nero (colore che si associa al carnefice)

Nei costumi è usato spesso il giallo per la parte superiore (nel caso di Giulia e del killer con la giacca gialla).

Anche Mark di Profondo Rosso è vestito come Sam. Pantaloni bianchi e camicia scura.


LOCATION e SCENOGRAFIA

Il film è stato girato in Italia e in quella che un tempo era la Germania Ovest. Le riprese in Italia sono state effettuate a Roma.

Le sculture all’ interno del museo sono davvero inquietanti. Credo risaltino ancora meglio grazie all’ambiente bianco che le circonda.

Credo che il cinema dove proiettano “La donna scarlatta” sia il cinema Barberini. Potrebbe essere dato che nell’inquadratura precedente siamo a via Bissolati, vicina al cinema appunto. Il film di Jean Valere uscì nel 1969.

Il loft della coppia è arredato in modo molto variegato: elementi pop miste a sculture (come l’uomo di spalle vicino al loro letto). Sono presenti in prevalenza il giallo, l’arancione e i colori caldi (poster, angolo cottura, tovaglia sul tavolino).


COLONNA SONORA e AUDIO

La colonna sonora del film è stata scritta da Ennio Morricone.

La colonna sonora di Morricone mi ricorda vagamente i suoi lavori nei film spaghetti-western.

Gli score sono essenziali come in ogni film di Argento: vengono piazzati ad arte, per preparare lo spettatore alla scena che sta per vedere (paurosa, d’amore, ironica).


CONSIDERAZIONI PERSONALI, ERRORI e VARIE

Considerazioni personali

L’uomo con la faccia appiccicata al vetro mi ha fatto saltare dalla sedia… ogni volta succede!

Sadomasochisti, esibizionisti, sodomiti sono dei reati di PERVERSIONE. E siamo già negli anni ’70.

Un QUADRO: similmente a Profondo Rosso abbiamo un quadro che fa da legante all’interno della storia. Solo che qui il quadro è evocativo, in Profondo Rosso il quadro maschera Marta quindi la nasconde. Qui tira fuori la follia di Monica.

Quando cade il braccio del killer-pugile mi sono sentita male dalla paura.

L’amico del protagonista si chiama Carlo, come in Profondo Rosso.

Penso che la tensione sia al limite del sopportabile da dopo la telefonata di Sam a Giulia. Ho dovuto stoppare varie volte perché avevo le palpitazioni. Che recensione sofferta! Sebbene Profondo Rosso sia più equilibrato nella paura e nelle scene, questo primo film di Argento non avendolo visto così tante volte come Profondo Rosso, mi sta toccando molto di più nel profondo.

Monica gioca come il gatto con il topo con il povero Sam bloccato dall’enorme scultura.

Errori

Come può Monica non aver perso molto sangue se ha una ferita all’ addome? é una delle parti più irrorate di sangue del nostro corpo.

Nel primissimo piano degli occhi di Sam quando è allo zoo e riconosce la casa di Ranieri c’è qualcosa che non va. Sam sta parlando e per come è inquadrato dovrebbero muoversi dei muscoli facciali (dato che sta parlando) che invece rimangono fermi. Quindi è un primissimo piano con un montaggio audio della sua voce, come se fosse un pensiero. Ma è comunque sbagliato, perchè la gente agisce come se avesse sentito ciò che ha detto, mettendosi a correre verso casa di Ranieri.

Varie

Essere intrappolato in una gabbia di vetro e vedere dall’altra parte una donna vestita di bianco in pericolo di vita è stato un sogno di Argento(è il regista stesso a confessarlo nella sua autobiografia “Paura” edita da Einaudi).

“Vai in Italia, hai bisogno di pace, di tranquillità, è il paese della poesia. Non succede mai niente in Italia!”

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Estrosa, lunatica, cinefila, curiosa, comunicatrice, gentile, estroversa, meticolosa, metodica, gelosa.
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