LA NOTTE DEGLI OSCAR | Uno show “quasi del tutto” insipido

Ho fatto il tremendo errore di iniziare a vedermi la Notte degli Oscar seduta sul letto con il pc davanti a me, pronto a raccogliere ogni mio pensiero durante il corso della premiazione, il gatto sul cuscino che faceva delle fusa così forti da poter mandare avanti un treno.

A mezzanotte e mezza Morfeo aveva già preso possesso di me.

Ho fatto la furbata allucinante di registrare la Notte degli Oscar da Sky (memore del fatto che MOLTO PROBABILMENTE non avrei retto) e ho potuto gustarmi con calma ogni momento, ogni atto dello show.

Ecco qui il mio video-commento!

Si dà il via ai pronostici che danno Birdman come favorito nella corsa a MIGLIOR FILM, anche se i preferiti del pubblico vedono in testa Grand Budapest Hotel.

L’opening show vede un Neil Patrick Harris canterino coadiuvato da Anna Kendrick e Jack Black. Segnatevelo bene perché questo è l’unico momento in cui Neil Patrick Harris non dirige il traffico di attori-presentatori o non dà la pubblicità. Della serie che più che un presentatore/showman mi sembra un vigile. Senza menzionare le sue battute di pessimo livello sui soldi di Oprah o gli incassi di  American Sniper. Molto probabilmente mi inimicherò i fan di “How I met your mother”ma Harris mi sembra che abbia l’utilità del due di coppe quando regna bastoni. Poi, fate vobis…

Perla-Lupita ha la busta per MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: J.K. Simmons domina e devo dire che ho apprezzato anche il suo discorso sui genitori e sul forte legame che evidentemente l’attore ha con i suoi.

Adam Levine e la sua immensa carica erotica, roba che nemmeno tutti i Grey del mondo possono eguagliare (anche solo perché lui è genuino e non credo abbia bisogno di corde o stanze particolari) canta “Lost Stars” tratto dal film Begin Again. Questo cantante possiede una grande qualità secondo me: riesce a far “suo” ogni brano; non è un semplice esecutore, ma personalizza e fidelizza il pubblico grazie a questa sua caratteristica. E con Levine si chiude l’Opening degli Oscar.

Jennifer Lopez e Chris Pine premiano Milena Canonero per il MIGLIOR COSTUME: vince l’eccellenza italiana, vanto del nostro Belpaese che si porta a casa il suo quarto Oscar! Il viola delle divise di Grand Budapest Hotel non ha portato male come vuole la tradizione. Mi fa molto piacere che la Canonero non abbia perso la calata italiana pur vivendo a Hollywood col marito. Certo io non me ne intendo di vestiario, ma magari il trench lo poteva pure lasciare a casa.

Entra Reese Whiterspoon (mi dispiace tanto che il tuo cognome abbia dato una possibilità a Neil Patrick Harris di fare una battuta idiota) che proclama i vincitori nella categoria MIGLIOR MAKEUP e HAIRSTYLING: se lo portano via Frances Hannon e Mark Coulierht  per Grand Budapest Hotel. Secondo me è strameritato, considerato come hanno stravolto Tilda Swinton invecchiandola in modo meravigliosamente realistico.

Fanno quindi il loro ingresso Nicole Kidman e Chiwetel Ejiofor per premiare l’Oscar nella categoria MIGLIOR FILM STRANIERO: vince Ida dalla Polonia. Dicono sia molto bello io personalmente ancora non sono riuscita a vederlo. Azzeccatissima la definizione che dà di Hollywood il regista Pawel Pawlikowski: l’epicentro del rumore e del casino!

Shirley MacLaine dà una nota di colore a questa altrimenti ancora “insipida” notte parlando di “Boyhood”, de “La Teoria del tutto”, di “Birdman”. Vengono proposti alcuni estratti dei film.

Sotto le note di “La vie en rose” fa il suo ingresso Marion Cotillard, ma viene quasi subito rimpiazzata da Tegan and Sara featuring The Lonely Island che cantano “Everything is awesome” tratta da Lego Movie con tanto di Oscar fatti coi Lego, che verranno distribuiti ad alcuni attori tra il pubblico (proprio quei poveretti che non si avvicineranno ad un Oscar vero e proprio, tipo Steve Carell).

Il MIGLIOR CORTOMETRAGGIO viene vinto da The Phone Call  e la maledizione della scala colpisce ancora (ma perchè almeno uno ci inciampa?), mentre il MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO viene vinto da Crisis Hotline: Veterans Press 1. Devo dire che ho apprezzato il coraggio della signora che sfoggiava un vestito con le “palle”!!

Dopo che Viola Davis ha introdotto i “Governor’s Award, il palco è tutto per Gwineth Paltrow (e la sua splendida mise rosa confetto) che introduce Tim McGraw con “I’m not gonna miss you”tratta dal film Glen Campbell:I’ll be me.

Riappare Neil Patrick Harris con uno sketch che include scene di Birdman e Whiplash, e finisce sul palco in mutande (Gianni Morandi docet). Sketch che non riesce del tutto a risollevare questa piatta serata degli Oscar, almeno per quanto riguarda il versante “varietà”.

Sienna Miller e Chris Evans premiano il SOUND MIXING (missaggio sonoro) che va a Whiplash, mentre il SOUND EDITING (montaggio sonoro) se lo aggiudica American Sniper.

Entra Jared “Gesù” Leto (con un completino che ricorda molto quello di un ragazzo che va ad un prom americano con tanto di rosa rosa appuntata al bavero) per presentare le candidate a MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA: vince Patricia Arquette per Boyhood. Secondo me se la batteva ad armi pari con Emma Stone. Ottimo discorso sull’ uguaglianza delle donne per quanto riguarda gli stipendi. Esultano Jennifer Lopez e Meryl Streep al discorso della Arquette. Dalla sala di Sky Italia viene ricordato che nessuno dei film candidati ha come protagonista una donna. Non ci avevo ancora fatto caso.

Entra Josh Hutcherson per presentare Rita Ora che canta “Grateful” tratto dal film Beyond the lights. Alla fine della canzone viene inquadrata Jennifer Lopez con una faccia della serie: “se se vabbè andiamo avanti, su!”

I MIGLIORI EFFETTI SPECIALI vedono il trionfo di Interstellar, il grande snobbato di quest’anno.

Entrano Anna Kendrick e Kevin Hart che presentano le nomination come MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DI ANIMAZIONE: vince Feast.

Ovazione che accoglie Zoe Saldana e Dwayne Johnson che presentano le nomination come MIGLIOR LUNGOMETRAGGIO DI ANIMAZIONE. E a vincere è Big Hero 6 della Disney che bissa il successo dell’anno scorso ottenuto con Frozen – il regno di ghiaccio.

Entra la presidentessa dell’Academy, Cheryl Bone Isaacs. Parla della responsabilità di tutelare la libertà di espressione. Siamo tutti legati insieme dalla passione del cinema. Omaggiamo i presenti e il pubblico che in tutto il mondo va al cinema.

Entrano Chris Pratt e Felicity Jones per premiare la MIGLIORE SCENOGRAFIA: vince Grand Budapest Hotel. Tutte le persone che hanno vinto per GBH ringraziano Wes e sembrano stranamente sincere (è pur sempre Hollywood!). Non sembra lo facciano solo per convenienza.

Entrano Idris Elba e Jessica Chastain per premiare la MIGLIORE FOTOGRAFIA: vince Birdman. E qui io ho fatto volare i piatti, le sedie, il pc, il gatto. La migliore fotografia secondo me la meritava Grand Budapest Hotel; forse sarò scontata, forse ripetitiva, ma la luce messa al servizio dei colori come ha fatto Wes Anderson è e rimarrà ancora per molto tempo, credo io, qualcosa che difficilmente potrà essere superata.

Meno male che entra MERYL così ho un motivo per distrarmi (voglio invecchiare come lei) che presenta la sezione più commovente degli Oscar,“In Memoriam”. Mi sono commossa per tutti, devo ammetterlo, ma soprattutto per Virna Lisi, Mickey Rooney, Anita Ekberg, Lauren Bacall, Richard Attenborough, Eli Wallach, Gabriel Garcia Marquez, Bob Hoskins ed Edward Herrman. Lacrime che erano proprio goccioloni. Avendo io al mio attivo una tesi di laurea sul documentario ho notato che non c’era Francesco Rosi!! Pensandoci bene non è stata tanto una sorpresa, perché, come giustamente ha detto Gianni Canova, Rosi non ha mai lavorato in America, la Lisi sì.

A sigillare questo momento con lacrime ancor più copiose arriva Jennifer Hudson che canta “I Can’t Let Go”. Credo in quello che sto per dire: potrebbe essere l’erede di Whitney. HO DETTO POTREBBE.

Whiplash si porta a casa il MIGLIOR MONTAGGIO (che io avrei dato a Birdman), mentre Citizenfour, d’accordo con i pronostici, trionfa nella sezione MIGLIOR DOCUMENTARIO.

Parallelamente all’intervento di Shirley Maclaine, fa il suo ingresso Terrence Howard che parla degli altri tre lungometraggi candidati a miglior film: “Whiplash”,“The Imitation Game”, “Selma”.

Entra Octavia Spencer parlando del dottor King e della marcia a Selma in Alabama e introducendo John Legend e Common che cantano “Glory” main theme del film Selma. Si è commosso David Oleyowo e non è l’unico; anche Chris Pine.

Dopo il siparietto comico tra Idina Menzel e John Travolta, i due attori premiano la MIGLIOR CANZONE ORIGINALE: vince “Glory”dal film Selma. Wow! Non ce lo aspettavamo proprio!! Manco sono scesi dal palco e già ci risalgono. Nel discorso cominciano a ringraziare Dio e ricordano che gli afroamericani nelle carceri sono maggiori in numero degli schiavi nel 185°…sono proprio americani (e non è un commento positivo).

Entra Scarlett Johannsson che introduce Tutti insieme appassionatamente. Il film compie 50 anni e il main theme è cantato da Lady Gaga. Finalmente smessi i vestiti di carne cruda, le parrucche discutibili e lasciati sulla poltrona i guanti rossi da casalinga, vediamo una Lady Gaga semi normale (i capelli color cenere sono il minimo) anche molto romantica e dalla voce melodiosa. Pensavo fosse in playback con la voce di un’altra. Non la riconosco come sua voce. Well done Gaga! ED ECCO JULIEEEEEE ANDREWSSS!! (ma che ha fatto un patto col diavolo?!?!?). è commossa e fa commuovere. Parla dei temi musicali che hanno reso famosi i film (Guerre Stellari, Colazione da Tiffany, Il padrino) e premia la MIGLIORE COLONNA SONORA: vince Grand Budapest Hotel (Alexander Desplat era nominato nella stessa categoria anche per The Imitation Game)

Si procede con Eddie Murphy che premia la MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE: vince Birdman. Inarritu “brinda” con gli Oscar, ma ciò che mi sconvolge di più è un Michael Keaton che ciancica impietoso la gomma da masticare. Ora io capisco la tensione, ma non ci interessano le tue tonsille, tesoro!

Entra Oprah Winfrey a premiare la MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: vince The Imitation Game. Il neo-premio Oscar Graham Moore confessa il suo tentato suicidio a 16 anni, perché si sentiva “strano” e “diverso”. Commozione generale, ma soprattutto il marito di Nicole Kidman è visibilmente scosso. Gianni Canova definisce questa sceneggiatura “canonica”. La penso esattamente come lui.

Ben Affleck presenta i candidati a MIGLIOR REGIA: vince Alejandro Gonzalez Inarritu che dice di indossare addirittura le mutande di Keaton. Secondo me quest’uomo ha un ego stratosferico. Tifavo fortemente per Wes Anderson. Quella di Inarritu la concepisco come un’esercitazione: ottima magari, ma nulla di più. Non ha sperimentato nulla di nuovo, non è un visionario. Anderson è un’artista e un visionario, proprio perché ci mostra le cose nel modo in cui le immagina intimamente. Al secondo posto avrei messo Linklater, fosse solo per l’enorme dose di pazienza e costanza che ha richiesto Boyhood , oltre che per lo studio delle inquadrature, una più sorprendente dell’altra.

Entra Cate Blanchett per proclamare il MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: vince Eddie Redmayne che si abbraccia la Blanchett, cerca di allargarsi il cravattino, non ci crede ancora, ha dubitato fino alla fine. Dedica il film ai malati di SLA e alla famiglia “allargata” Hawking. Si proclama “custode dell’Oscar”. L’ho trovato molto esaltante e commovente allo stesso tempo. Questo ragazzo mi ispira umiltà.

Matthew McConaughey proclama la MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA: vince Julianne Moore (della serie “finalmente ce l’abbiamo fatta”). Visibilmente commossa ma anche invecchiata. Parla del morbo di Alzheimer. Gli oscar a miglior attore e migliore attrice sono stati vinti da attori che interpretano persone affette da malattie gravi! Ho letto: “se il tuo personaggio è molto malato, l’Oscar è assicurato”. C’è poco da fare: la malattia impietosisce e commuove, fa si che lo spettatore empatizzi  con il protagonista molto più facilmente del solito e di conseguenza lascia una traccia molto più netta nel cuore della gente.

L’ultimo ingresso è di Sean Penn che proclama il MIGLIOR FILM: vince Birdman, accompagnato dalla già famosa frase della Green Card di Penn. Inarritu dedica il premio al Messico e spera che i messicani possano avere il governo che meritano.

I premi sono stati tutti assegnati dopo più di tre ore di diretta. Non sono stata d’accordo su molti premi, anche se per alcuni ho gioito molto, due su tutti: Milena Canonero ed Eddie Redmayne. Mi ha disturbato la presenza di Neil Patrick Harris, che ho trovato pesantemente inutile, a volte anche scocciante. Non ho respirato atmosfera di simpatia o vivacità, ma solo una mera esecuzione di uno show che avrebbe potuto dare molto di più. Almeno l’anno scorso hanno ordinato la pizza!

Fatemi sapere cosa ne pensate, se siete o meno d’accordo con me, o per quale film parteggiavate, o se vi è piaciuto questo o quel momento di uno degli show più attesi dell’anno!

Ci vediamo la settimana prossima!

Irene

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Estrosa, lunatica, cinefila, curiosa, comunicatrice, gentile, estroversa, meticolosa, metodica, gelosa.
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